Sant’Agata, scontro tra parroco e fedeli

Padre Massimiliano minaccia sanzioni canoniche per chi partecipa al tradizionale rito, ma in tanti disattendono il diktat
CASTELVECCHIO SUBEQUO. Minaccia i fedeli con sanzioni canoniche ottenendo l’effetto contrario, ovvero il rilancio della contestata festa di Sant’Agata. È quanto accaduto a Castelvecchio Subequo dove da tempo vanno in scena malumori e contrasti tra il parroco, padre Massimiliano Di Carlo, e la popolazione. Questa volta a far alzare la tensione è stato un avviso pubblicato dallo stesso parroco in previsione dei festeggiamenti per Sant’Agata. Una festa che, nel centro della Valle Subequana, conserva intatte alcune particolarità come la preparazione dei pani dedicati alla santa e il loro consumo dopo averli bagnati in un’omonima fonte posta poco fuori il centro abitato. Ma il prete, questa volta, oltre a non presentarsi nella zona della fonte, forse perché impegnato domenica ad accogliere il nuovo vescovo Michele Fusco nel giorno del suo insediamento a Sulmona, ha deciso di andare oltre e di affidare la sua volontà a un volantino affisso davanti alla chiesa di San Francesco.
«Il parroco», si legge nell’avviso, «si rende disponibile per la benedizione delle pagnotte di Sant’Agata, ma ricorda che per diritto canonico nessun fedele laico o gruppo di fedeli laici può organizzare né impartire “benedizioni”, né altresì riti pubblici o privati ai limiti della superstizione, come bagnare il pane in acqua di fonte come segno di buon auspicio». Quindi la “minaccia” di ricorso alle sanzioni canoniche per tutti i “trasgressori”. Un manifesto con tanto di firma del parroco e di timbro rosso della parrocchia.
«Siamo sconcertati da quanto accaduto», ha affermato Fidio Bianchi, uno dei residenti di Castelvecchio. «Non ci siamo curati dell’editto e molte persone – sicuramente più degli anni passati – si sono ritrovate nei pressi della fonte di Sant’Agata per rinnovare una tradizione portata avanti grazie all’impegno del centro anziani l’Acetilene e del coro Padre Mario Di Pasquale». Sulla questione è intervenuto anche Andrea Padovani, consigliere di minoranza. «In moltissimi hanno preso parte alla festa che rappresenta un momento di forte identità culturale di tutta una comunità», ha detto Padovani. «I nostri concittadini non si sono fatti intimorire dall’editto di padre Massimiliano».
Nel mirino del parroco erano già finite anche le festività e le tradizioni legate a Santa Barbara e a San Rocco.
La prima festa è stata di fatto cancellata, mentre la seconda è finita al centro di un contenzioso che aveva spinto il parroco a “nascondere” la statua e successivamente a evitare che si utilizzasse l’oro per coprirla.
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