Sant’Agnese scatena il popolo di Facebook

7 Gennaio 2017

Tante le reazioni all’intervista del professor Raffaele Colapietra a cui si aggiungono storie e freddure sull’evento

L’AQUILA. Il popolo del web sta dando il meglio di sè, in un vorticoso giro di post e condivisioni su Facebook. Oggetto della discussione virtuale, che da quattro giorni non accenna a scemare, l’intervista sul senso della critica agnesina, realizzata dal Centro al professor Raffaele Colapietra, che ha definito gli aquilani «chiusi, invidiosi, classisti e ipocriti». Ne è nato un dibattito che sta spaccando la città, tra detrattori dell’Aquila quale capitale del pettegolezzo e fautori dell’identità che incarna la maldicenza agnesina. «Non mi piace questo snobismo cultural provinciale di Colapietra», dice Tito Ricci, «non sono acculturato, ma nemmeno un provincialotto. Un uomo di strada che pensa che tutto il mondo è paese. Mi chiedo se il professore abbia forgiato queste idee solo come conseguenza dei suoi studi». Per Franco Marulli «Colapietra parla della casta aquilana che ha condizionato la politica artefice della ricostruzione della città. Famiglie nobiliari decadute, che con il terremoto si sono arricchite». Cinzia Buzzelli racconta un aneddoto aquilano: «Un Genio, uscito dalla sua lampada, chiese a due amici aquilani cosa desiderassero avere più di ogni altra cosa. Il primo rispose: mille pecore. Il Genio, subito esaudito il desiderio, si rivolse al secondo che disse: io voglio che fai morì tutte e mille le pecore di quisso». Maurizia Romei, che ha lasciato L’Aquila nel 1978 evidenzia: «Gli aquilani di un tempo non esistono più. Già anni fa vigeva il concetto “dentro le mura e fuori le mura”: sentimento che, invece di attenuarsi, si sta radicalizzando».

Francesco Zimei condivide l’analisi di Colapietra e aggiunge che «gli aquilani hanno un altro difetto: il disfattismo». Per Goffredo Pandolfi, altro “trapiantato” all’Aquila «la popolazione locale è divisa in clan basati su stereotipi tipici della provincia. Conta solo di chi sei figlio». Peppe Placidi risponde invitando «a cambiare mentalità». Gli fa eco Carla Piccone: «Non sono mai stata d’accordo con il professor Colapietra, ma dopo aver letto commenti pieni di astio e acredine a malincuore, devo riconoscere che ha ragione». Giovacchino D’Annibale direttore di Radio L’Aquila 1 aggiunge che «Colapietra, senza peli sulla lingua o scheletri nell’armadio, ha fotografato con dovizia di particolari la nostra città». Al contrario, Valter Coccia Colaiuta invita «a non essere così pessimisti». Secondo Ernesto Cantalini «il danno più grande lo fa l’ipocrisia». Condivide il Colapietra-pensiero anche Fabrizia Aquilio: «Pienamente d’accordo. Povera città». Sulla stessa lunghezza d’onda Paola Santangelo: «Lo percepisci da subito, se vieni da fuori. Se poi la vita ti porta di nuovo lontano, allora la consapevolezza di quanto L’Aquila sia una piccola città borghese, ma di una borghesia bigotta, arretrata e classista, diventa certezza».

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