Sant’Angelo, monumento all’incuria

Ocre: il convento (edificio di interesse nazionale) chiuso da dieci anni, svuotato e mai sottoposto a interventi di restauro
OCRE. Costruito su uno sperone di roccia del Monte Circolo, al di sopra della chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa, con una vista spettacolare sul Gran Sasso, il convento di Sant’Angelo d’Ocre, risalente al XIII secolo, è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 2009. Dopo quasi dieci anni, il monastero, che si annovera tra i monumenti nazionali, non è stato ancora oggetto di interventi di restauro. Eppure i fondi, almeno in parte, ci sono. Come conferma il sindaco di Ocre Fausto Fracassi.
LA STORIA. «A seguito di una nostra richiesta, dall’agosto 2016 il Cipe ha erogato al Provveditorato alle opere pubbliche una prima tranche di finanziamenti: 4 milioni e 200mila euro sugli 11 milioni necessari, ma ancora non sono stati individuati né il progettista né l’impresa appaltatrice per i lavori. Se il Cipe avesse dato i fondi al Comune, sarebbero già terminati». I ritardi, tuttavia, hanno una storia che prende le mosse da lontano.
I FRATI. «Il convento è stato gravemente danneggiato nel 2009 ed è stato classificato E», spiega Fracassi. «Da sempre è proprietà del Comune di Ocre, ma dal 1930 circa esisteva una enfiteusi (diritto reale di godimento del bene) a favore dei frati minori francescani, che lo hanno condotto negli ultimi 4 anni, gestendolo come se fosse una loro proprietà». In questo periodo i frati hanno apportato anche qualche piccolo intervento di manutenzione straordinaria sul convento, «purtroppo senza una professionalità specifica», sottolinea il sindaco, che continua. «Le opere di manutenzione si sono rivelate assolutamente inadeguate, oltre che dannose a livello sismico. Molti danni causati dal terremoto si sono verificati proprio a causa di questi lavori».
L’ABBANDONO. Il 6 aprile 2009 nel convento abitavano tre frati, che il giorno successivo al terremoto sono andati via. «Come Comune ci siamo trovati nella necessità di decidere cosa fare del monumento», continua Fracassi. «Abbiamo quindi chiesto ai frati di rinunciare all’enfiteusi, ma abbiamo trovato una forte resistenza in alcuni dei francescani minori, che di questo convento avevano fatto una sorta di deposito, con stanze piene di abiti usati e altro. Non avendo alternative, ho dovuto avviare le pratiche per rilevare il convento, poiché i frati avevano disatteso i contenuti dell’enfiteusi. Attualmente il convento è tornato nell’assoluta proprietà e disponibilità del Comune di Ocre».
I FONDI. Il municipio ha così deciso di produrre una richiesta di finanziamenti al Cipe, che il primo agosto del 2016 ha erogato un primo stralcio funzionale di 4 milioni e 200mila euro.
MONITORAGGIO. Nel frattempo il Comune aveva già attivato un progetto con il ministero dell’Università per monitorare e tenere sotto controllo per un anno intero, 24 ore al giorno, il monumento, in modo da verificarne gli spostamenti. «Un appalto di 200mila euro», come spiega il sindaco. «In questa fase i frati hanno inteso riprendere tutti gli arredi che erano nel convento, che è di fatto stato spogliato. Nell’ultimo periodo però abbiamo sistemato gli orti e il giardino e stiamo portando a termine tutta una serie di interventi, in attesa dell’appalto dei lavori di ristrutturazione».
RITARDI. Lavori che, tuttavia, tardano a partire. «I soldi ci sono», sbotta Fracassi, «ma il Provveditorato fa finta di niente e non intende cominciare le opere. Se i fondi fossero stati erogati al Comune avremo già finito la prima parte di lavori per la quale non ci vuole più di un anno. Per terminare l’opera sono necessari 11 milioni. La seconda tranche di finanziamenti, di circa 7 milioni, ancora non ci viene assegnata solo perché la prima non è stata mai utilizzata. I danni del Provveditorato rischiano di essere maggiori di quelli del terremoto». Il tempo, infatti, potrebbe peggiorare le condizioni della struttura, simbolo di un intero territorio e scrigno di storia e arte. Realizzato nel 1409 come monastero di monache benedettine, la pianta del convento si adatta alle asperità del territorio: intorno al chiostro, affrescato da Borani con le storie di Sant’Antonio da Padova, si articolano chiesa e monastero.
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