Sant’Antonio, restituito il crocifisso ligneo
Il restauro dell’opera d’arte, sostenuto anche dall’Inner Wheel club, è andato avanti per oltre un anno
SULMONA. Il crocifisso ligneo è stato restituito alla chiesa di Sant’Antonio. Dopo il lungo restauro, durato oltre un anno, il crocifisso è stato restituito al culto dei fedeli. Con una toccante e partecipata cerimonia, l’opera è ora tornata nella sua sede naturale. Il restauro è stato sostenuto dall’Inner Wheel club Sulmona in collaborazione con la Fondazione Carispaq e il comitato dei fedeli. Il crocifisso, attribuito alla scuola di Giovanni Teutonico, risale al XVI secolo e rappresenta un’opera d’arte importante per il territorio per una serie di caratteristiche, tra cui un particolare meccanismo, scoperto in sede di restauro, che fa muovere la lingua e che lo rende orante. Statue lignee con tali caratteristiche venivano utilizzate, nei secoli scorsi, durante la Settimana Santa per la teatralizzazione della Passione di Cristo.
Lo stato di conservazione della rara opera d’arte, però, era molto compromesso, col legno che era stato aggredito dai tarli in più punti. Il restauro, eseguito dal consorzio Arcovaleno, ha restituito al crocifisso ligneo l’antico splendore. Alla cerimonia di riconsegna, che si è svolta nella chiesa di Sant’Antonio, hanno partecipato oltre ai restauratori, la presidente dell’Inner Wheel club Sulmona Rosanna D’Aurelio Bianchi; Domenico Taglieri, presidente della società di scopo e già vice presidente della Fondazione Carispaq; Anna Colangelo, funzionario della Soprintendenza; il vescovo di Sulmona-Valva Angelo Spina e padre Carlo Serri, ministro della provincia d’Abruzzo dei frati minori. La cerimonia è stata accompagnata dalle musiche sacre eseguite da Sabrina Cardone all’organo, dai canti di Diana Di Roio e dall’interpretazione di Maria Montuori della lauda “Donna del Paradiso” di Jacopone da Todi. Nei decenni dell’arte povera, in cui è stata rivalutata la devozione popolare, si sono riscoperti infiniti tesori. Sono riemersi dalle sacrestie i crocifissi oranti e mobili, nati in epoca tardogotica e collegati ai riti pasquali, simulacri relegati per secoli nell’alveo della spiritualità popolare.
Si sono poi moltiplicate le indagini su queste tematiche, con l’analisi di fonti scritte e di antichi esemplari, anche se non si può dire che sia stato raggiunto un livello approfondito di ricerca. (f.p.)
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