Santa Croce-Comune, lite sui tributi
Canistro, la società intima di annullare cartelle esattoriali per 500mila euro
CANISTRO. Sui tributi si basa l’ultimo capitolo dello scontro tra la società Santa Croce e il Comune di Canistro. L’azienda dell’acqua ha intimato all’amministrazione comunale di annullare, entro 30 giorni, le cartelle esattoriali dei tributi sui rifiuti (complessivi 500mila euro circa per Tarsu, Tares e Tari) che l’autorità giudiziaria ha già giudicato non dovuti: di conseguenza ha respinto l’ipotesi di accordo transattivo proposto dal Comune, sulla rateizzazione dei tributi relativi agli anni che vanno dal 2009 al 2018 perché la proposta «è pregiudizievole e antieconomica» e soprattutto non tiene conto dell’esito delle sentenze nelle quali si sottolinea che l’azienda di livello nazionale smaltisce in proprio i rifiuti. È quanto sottolinea la Santa Croce dell’imprenditore Camillo Colella, a lungo concessionaria, fino alla revoca da parte della Regione Abruzzo, impugnata dallo stesso sodalizio, delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro. La Santa Croce, assistita dall’avvocato Roberto Fasciani, nel rispondere al Comune, relativamente al contenzioso sui tributi arretrati, ricorda innanzitutto che la Commissione tributaria provinciale dell’Aquila, accogliendo i ricorsi della stessa società, ha disposto l’annullamento integrale degli atti impositivi del tributo Tarsu per l’anno 2011 e 2012, del tributo Tares per l’annualità 2013 e dei tributi Tari del 2014 e 2015.
La Santa Croce, nel frattempo, ha riattivato la produzione nel suo stabilimento marsicano, imbottigliando dalla sorgente “Fiuggino”, nonostante il duro contenzioso legale su molteplici fronti con lo stesso Comune di Canistro e con il suo sindaco, Angelo Di Paolo, e con la Regione. Da tempo, il sodalizio dell’imprenditore Colella ha fatto richiesta di poter tornare a imbottigliare in via provvisoria anche l’acqua della sorgente Sant’Antonio Sponga, in attesa del nuovo bando, dopo che quello indetto a dicembre 2016, aggiudicato provvisoriamente nel marzo 2017 ad Acque minerali per l’Italia, ex Norda, è stato annullato per disimpegno della stessa Norda. Con il risultato che da oltre due anni, la preziosa acqua finisce nel fiume Liri con un grave danno erariale già segnalato alla Corte dei conti.
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