Santa Croce, indagato il patron Colella

Accusato di danneggiamento insieme all’amministratore Montanaro: «Nessuna manomissione, rispettata la legge»
CANISTRO. E dopo il braccio di ferro con sindacati, lavoratori e istituzioni, sulla vertenza Santa Croce spuntano gli avvisi di garanzia. I destinatari dei provvedimenti sono Camillo Colella, patron del marchio e dello stabilimento marsicano dove si imbottigliava una delle acque minerali più famose d’Italia, e Nicolino Montanaro, amministratore della società.
Danneggiamento di cose destinate all’uso di pubblica utilità, secondo la Procura di Avezzano, e anche secondo il gip Francesca Proietti, che ha convalidato il sequestro amministrativo eseguito dai carabinieri il 9 e 10 novembre scorsi, e contro i quali la società ha già presentato ricorso al Tar.
Per il momento il gip ha firmato un decreto con il quale conferma il provvedimento perché «a seguito della scadenza della concessione dello sfruttamento delle acque minerali “Sant’Antonio - Sponga” manomettevano rendendolo inservibile il misuratore di portata preposto alla verifica della portata e della quantità del flusso idrico in entrata allo stabilimento produttivo della società. Con l’aggravante di aver commesso il fatto su cose destinate a pubblico servizio o utilità».
Dal canto suo, l’imprenditore Colella conferma la circostanza dell’avviso di garanzia. «Sì, è legato all’imbottigliamento, che secondo chi ci ha denunciati, sarebbe stato effettuato dopo la scadenza delle proroghe. Non abbiamo paura, perché abbiamo sempre agito nel rispetto della legalità. E inoltre, siamo sempre in attesa della definizione dei diversi ricorsi che nel tempo abbiamo presentato sulla questione. Tra l’altro, con tutti i tavoli di trattativa che sono stati aperti sulla vertenza, se un reato fosse stato eventualmente commesso, saremmo in buona compagnia. Dopo la scadenza della concessione, infatti, abbiamo continuato a lavorare per tredici mesi per non licenziare gli operai. Ora la Regione e il Comune non possono tirarsene fuori dicendo che non ne sapevano niente. Per fortuna abbiamo la copia delle convocazioni».
E rincara la dose: «Sa cosa dico? Che abbiamo presentato delle controdenunce per diffamazione e abuso d’ufficio. Regione, Comune e sindacati hanno creato un danno gravissimo. I sindacati, poi, hanno gestito la questione in maniera sbagliata, perché noi volevamo salvare quaranta posti di lavoro. Ora, invece, abbiamo 120 giorni per licenziare tutte le maestranze. Quando ci hanno impedito di entrare per caricare la merce ci hanno fatto un danno pazzesco». Colella continua a sfruttare il marchio Santa Croce, attraverso l’attività di altri stabilimenti, e non si arrende. «Sto valutando», conclude, «la possibilità di ripresentare la domanda per lo sfruttamento della sorgente nel prossimo bando che la Regione emanerà il 15 dicembre».
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