Santa Croce rinasce, ma non sarà più chiesa

23 Dicembre 2020

Si entrerà da via Roma. Sì al progetto preliminare per i lavori di recupero dell’ex tempio degli ortodossi

L’AQUILA. In attesa che il progetto “Porta Barete” arrivi alla fase operativa (si è ancora fermi alla classifica provvisoria dei vincitori del concorso di progettazione) il Comune cerca di portarsi “avanti”. La giunta comunale, in una delle ultime sedute, ha approvato il documento preliminare dei lavori di ristrutturazione e recupero della ex chiesa di Santa Croce che prima del sisma era stata messa a disposizione, dal Comune, per i riti Ortodossi. La ristrutturazione della chiesa, come si vede anche dall’immagine dello stato futuro che pubblichiamo (contenuta nel documento preliminare), starà all’interno del più vasto progetto che prevede la “riscoperta” di Porta Barete. La chiesa sarà accessibile da via Roma (sarà recuperato l’antico ingresso) e si vedrà anche da via XX Settembre. La messa a punto della progettazione è stata complessa. Il contributo per i lavori, per uno strano caso, era stato concesso sia al Comune che al ministero dei Beni culturali, tanto che si è dovuti arrivare a un accordo fra i due enti che è sfociato in una convenzione che prevede che “il Comune dell’Aquila, in qualità di stazione appaltante unica, curi tutte le attività amministrative connesse con l’attuazione dell’intervento di restauro e risanamento conservativo dell’ex chiesa di Santa Croce, utilizzando a tal fine anche le risorse finanziate dalla delibera Cipe 77 del 2015 messe a disposizione dal Segretariato. La convenzione prevede inoltre la collaborazione tra Soprintendenza e Comune dell’Aquila finalizzata al restauro e all’adeguamento funzionale dell’immobile, di proprietà comunale, da destinare alla pubblica fruizione quale sede di attività culturali con specifico riferimento al particolare contesto di appartenenza ed alla sua valorizzazione come luogo a forte carattere identitario”.
Dunque non sarà più una chiesa, ma un centro culturale legato anche al nuovo assetto dell’area di Porta Barete. Per i lavori è previsto un costo di 1,7 milioni. La relazione al progetto si apre in maniera non consueta. Viene infatti citato un passaggio di un libro di monsignor Orlando Antonini sull’architettura religiosa aquilana laddove il nunzio scrive: “Il monumento tra i migliori della nostra architettura per la sua rara articolazione, è purtroppo fatiscente. Esso sembra voler ostinatamente resistere al sicuro sconquasso solo perché, forse, attende che gli aquilani di oggi – colti e civili a differenza degli avi ottocenteschi che rozzamente la interdissero al culto e alla fruizione – per lo stesso interesse si decidano a salvarlo”. Il Comune intende recuperare la chiesa di Santa Croce, si legge nella delibera di giunta per “ricostruire una rete di spazi pubblici, strutture culturali e ricreative, aiutando la comunità a riappropriarsi dei luoghi della memoria e contribuire a ricostruire una Città più accogliente e attrattiva ma anche preservare un enorme patrimonio storico culturale rafforzando il senso di identità e di appartenenza. L’intervento di recupero e ristrutturazione dell’ex chiesa di Santa Croce inserendosi nella più ampia cornice del programma di recupero urbano di Porta Barete si pone pienamente in linea con gli obiettivi sopra descritti, rappresentando una concreta opportunità di coniugare conservazione e riuso, pubblica fruizione e riscoperta”.
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