Santa Croce, scattano esposti dopo furti e manomissioni

2 Febbraio 2017

CANISTRO. La società Santa Croce, proprietaria dell’omonimo marchio di acqua minerale e dello stabilimento di Canistro, ha presentato una serie di esposti per denunciare «i gravi episodi che da...

CANISTRO. La società Santa Croce, proprietaria dell’omonimo marchio di acqua minerale e dello stabilimento di Canistro, ha presentato una serie di esposti per denunciare «i gravi episodi che da giorni si stanno verificando rendendo molto difficili le l’attività». Fuori dallo stabilimento, denuncia il patron Camillo Colella, alcuni dipendenti bloccano camion in entrata e in uscita, minacciando gli stessi autotrasportatori e danneggiando pneumatici e mezzi. A questo si aggiungono i furti di hard disk e di cavi di rame. Nell’ultimo caso la devastazione di una cabina elettrica e di motori elettrici all’interno dell’azienda ha messo fuori uso l’impianto produttivo dove sono presenti circa 8 milioni di bottiglie di acqua sequestrate dalla Regione. Le denunce sono state indirizzate alle autorità competenti e al prefetto dell’Aquila, al quale il patron Colella ha chiesto un incontro. «La situazione», precisano dall’azienda, «è da collegare alla complessa e conflittuale vicenda della concessione della sorgente Sponga di Canistro, che fino a circa un anno fa era assegnata alla Santa Croce, vincitrice di un bando». Bando poi annullato dal Tar al quale si era rivolto il Comune di Canistro. In seguito a un serrato contenzioso, ancora in atto tra la Regione Abruzzo e la società, attualmente l’Ente regionale, dopo aver ignorato tre istanze di proroghe presentate dalla Santa Croce, ha revocato l’autorizzazione a captare acqua, lanciando un nuovo bando al quale hanno risposto quattro imprese.

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