Santa Croce, stop alle trattative

15 Agosto 2017

Canistro, Colella interrompe ogni dialogo con la Regione sullo sblocco di 8 milioni di bottiglie d’acqua

CANISTRO. La Santa Croce interrompe la trattativa con la Regione Abruzzo circa lo sblocco della partita da 8 milioni di bottiglie di acqua minerale captati dalla sorgente Sant’Antonio Sponga confiscate e ancora custodite nello stesso spazio produttivo. In una diffida, la Italiana Beverage Spa, società del gruppo Colella, proprietaria del marchio Santa Croce e dello stabilimento di Canistro, ha intimato all’ente regionale di liberare in breve tempo gli spazi occupati dall’acqua e che venga corrisposto il canone per il periodo di occupazione del sito industriale privato. Il gruppo Colella ha annunciato un’altra azione legale «per illecito arricchimento qualora la Regione procedesse a un bando per vendere le bottiglie delle quali solo l’acqua sarebbe di proprietà dell’ente». Nelle scorse settimane si era parlato di un’intesa bonaria che prevedeva l’acquisizione del bene dietro il pagamento dell’acqua da parte da parte della Santa Croce. «Questa eventualità», spiegano dalla Santa Croce, «era stata manifestata anche davanti ai giudici del tribunale di Avezzano nelle udienze legate alla opposizione alla confisca da parte della Santa Croce spa. Anche per questo i giudici si sono riservati la decisione». A determinare prima il sequestro e poi la confisca era stato il fatto che, secondo la Regione, l’acqua fosse stata captata dalla società, alla scadenza della proroga della concessione della sorgente Sant’Antonio Sponga, che fino a un anno fa era mantenuta dalla Santa Croce. Fatti contestati dal gruppo Colella, che ha un contenzioso su tutto il fronte con la Regione Abruzzo. «Siamo stati presi in giro per l’ennesima volta dalla Regione», spiega, «abbiamo dovuto dire di no perché la Regione voleva inserire nell’intesa il pagamento di spettanze agli operai in causa con la Santa Croce, spettanze, a nostro avviso, non dovute. Ora comunicheremo lo stop della trattativa anche al tribunale che si dovrà pronunciare nel merito della nostra opposizione alla confisca». Secondo Colella inoltre l'acqua potrebbe danneggiarsi per il caldo, con un costo di smaltimento a carico dei contribuenti. (p.g.)
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