Santacroce, storia di uno chef d’altri tempi

9 Giugno 2018

Pubblicata la biografia del noto ristoratore che da mezzo secolo tiene banco nel suo settore

La biografia di un imprenditore in vita (e che gode anzi, dopo qualche peripezia, di buona salute) può apparire desueta in un mondo in cui raccontare vite altrui si giustifica solo come operazione postuma. Sta anzi scomparendo il genere biografico in sé che pure ha annoverato fra i suoi autori grandi della letteratura, basti fare il nome di Stefan Zweig o di Marguerite Yourcenar nel ’900. Come si sottrae allora al sospetto di praticare un genere rétro Antonio De Panfilis – giornalista, opinionista, web content manager e responsabile comunicazione per strutture pubbliche e private – per il libro, pubblicato da Tabula Fati, “Vita opere e buona sorte di Domenico Santacroce-Ascesi quasi ascetica di un imprenditore abruzzese” (p.163, 15 euro, prefazione, tra gli altri, di Nicola Gardini, di Vittorio Sgarbi e di Goffredo Palmerini)? Si sottrae al sospetto perché pratica due dimensioni ben accoppiate, il divertimento e l’affetto. Divertito e anzi sornione è infatti tutto il tono che percorre il libro, brillante come la scrittura. Affettuoso il soggetto di cui Antonio De Panfilis scrive, vale a dire Domenico Santacroce (l’imprenditore nato nel 1949 a Pratola Peligna e rientrato a Sulmona dopo molti anni all’estero) la cui vita in effetti somiglia a un romanzo. La famiglia da cui nasce Domenico 69 anni fa non è inserita nel mondo dell’imprenditoria né ha finanze o connessioni col mondo commerciale. Si diploma a 19 anni all’Alberghiero e parte subito per la Scozia dove viene assunto in cucina all’hotel Gleneagles. E qui vengono fuori le doti che si riveleranno vincenti in tutta la sua vita, sino a farlo diventare l’imprenditore di successo nel mondo alberghiero e della ristorazione che è oggi: disponibilità, immaginazione, affabilità, produttività. E soprattutto passione. «Tutta l’energia nelle scelte che ho fatto», usa dire Domenico, «non poteva venirmi che dalla passione, o non avrei fatto i passi, anche rischiosi, che ho mosso nella vita e che la buona sorte ha premiato». Umiltà, dunque, è un altro suo tratto. Ma non è stata sempre e solo una vita da rose e fiori, la sua. Anni fa una grande preoccupazione di salute l’ha attraversata, vedendolo ancora una volta vincente. E forse proprio nel superamento della malattia è venuta la molla che ha spinto De Panfilis a raccontarci la vita un po’ romanzesca di Santacroce.
*scrittore
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