Santilli e Piccone, fine dell’esilio: ora possono tornare a Celano

3 Luglio 2021

La Cassazione annulla il provvedimento di divieto di dimora adottato a marzo dai giudici del Riesame Anche l’ex parlamentare può rientrare in città. Misura cancellata per la dirigente Daniela Di Censo 

CELANO. Il sindaco Settimio Santilli e l’ex parlamentare Filippo Piccone possono tornare a Celano, dopo quasi quattro mesi di esilio. Lo hanno stabilito i giudici della VI sezione penale della Corte di Cassazione in seguito al ricorso presentato dai due indagati, sottoposti al divieto di dimora nel loro comune dal 12 marzo scorso. I due, coinvolti nell’inchiesta che ha portato all’arresto di 8 persone e a 56 indagati, hanno ricevuto ieri pomeriggio (intorno alle 16) la notifica dell’annullamento della misura. Santilli ora dovrà attendere la decisione della prefettura che dovrebbe revocare la sospensione dalla carica di sindaco. A quel punto, Santilli tornerà in carica. Il commissario prefettizio Giuseppe Canale andrà via. Diversa la situazione del suo ex vice, Filippo Piccone, che si è dimesso subito dopo l’arresto. Per lui la revoca del divieto di dimora non comporta conseguenze amministrative. È stata revocata dalla Suprema corte anche la misura di interdizione per un anno dall’attività professionale a cui era sottoposto il dirigente comunale Daniela Di Censo.
LA SENTENZA. La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Antonio Milo, legale del sindaco Santilli e dell’ex vicesindaco Filippo Piccone, contro la decisione del Tribunale del riesame dell’Aquila che aveva disposto il divieto di dimora a Celano per entrambi. Ha così «annullato senza rinvio» (cioè senza la necessità di riportare la questione davanti al Tribunale del riesame) la misura restrittiva. Il provvedimento arriva a quasi cinque mesi da quel 22 febbraio, il giorno degli arresti. Successivamente, il Riesame aveva revocato gli arresti a cui entrambi erano stati sottoposti, Piccone in carcere e Santilli ai domiciliari, ma aveva disposto la misura del divieto di dimora del sindaco poiché «idonea a contenere il rischio di reiterazione di reati della stessa specie perché impone l’allontanamento dell’indagato dal contesto amministrativo e sociale in cui sono maturati tutti i reati contestati». Ora la Cassazione ha revocato anche questa seconda misura ma le motivazioni saranno disponibili tra 30 giorni.
LA PREFETTURA. La città è attualmente guidata dal commissario prefettizio Canale che tiene le redini dell’amministrazione come disposto dal prefetto della Provincia dell’Aquila, Cinzia Torraco. Era stata proprio quest’ultima, subito dopo l’arresto, a dichiarare la sospensione di diritto di Santilli dalla carica di sindaco, ai sensi del decreto legislativo 31 dicembre 2012. Successivamente, con il divieto di dimora a carico del sindaco, la decisione di divieto a esercitare le funzioni amministrative era stata confermata fino a quando il provvedimento non fosse stato revocato. Quel giorno è arrivato e quindi il prefetto, con ogni probabilità, deciderà nelle prossime ore.
RISVOLTI POLITICI. Il sindaco Santilli si troverà di fronte a un consiglio comunale molto diverso rispetto a quello che aveva lasciato lo scorso 22 febbraio. L’inchiesta della Procura di Avezzano ha infatti travolto la sua amministrazione, portando alle dimissioni di molti componenti dell’assise, sia in maggioranza che in opposizione. Oltre a Piccone, si è dimessa l’assessore Barbara Marianetti e nonostante le surroghe la maggioranza si è ritrovata con un consigliere in meno a causa delle rinunce. Non solo. Nell’ultima seduta comunale, martedì, si è dimesso anche il capogruppo di minoranza Gesualdo Ranalletta, rimpiazzato da Gaetano Ricci.
PARLA L’AVVOCATO. «Giustizia è stata fatta, ma gli effetti degli arresti per i miei assistiti sono stati devastanti». È quanto afferma l’avvocato Antonio Milo alla luce di quanto stabilito dalla Cassazione. «Questa decisione», afferma il legale, «conferma la fondatezza degli argomenti difensivi in forza dei quali era stato chiesto l’annullamento delle misure sin dall'inizio. Sono molto soddisfatto del risultato e mai come in questo caso possiamo dire che giustizia è fatta. Ancora una volta posso affermare che esistono giudici con la G maiuscola. Ribadisco gli effetti devastanti per gli indagati prodotti dall’applicazione di misure, che non esito a definire illogiche, quali il carcere e gli arresti domiciliari. La Cassazione ha confermato che queste misure cautelari erano del tutto inadeguate rispetto alla vicenda in questione».
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