Santini: poco personale ma non c’è emergenza

27 Luglio 2019

Per la direttrice il problema maggiore riguarda Radiologia: mancano specialisti Il presidente dell’Ordine, Ortu: «Bisogna programmare per le nuove lauree» 

L’AQUILA. Mancano i medici di famiglia, tutte le figure della chirurgia, oculisti, ostetriche, ortopedici, radiologi, ginecologi. Insomma, una disfatta.
Le specializzazioni languono, sempre meno gli iscritti ai corsi specialistici nelle università di Medicina in Italia, e L'Aquila non fa eccezione. Ecco dove si annida il problema, l'imbuto della carenza di personale negli ospedali della Asl aquilana. E non solo loro: anche assistenti, operatori, infermieri, amministrativi. Eppure, nel mezzo di un'estate di fuoco – con i sindacati che denunciano la carenza di personale e, di conseguenza, servizi inefficienti ai cittadini – «all'Aquila non c'è un'emergenza».
«NESSUN CAOS». «Non c'è nulla che ci sfugga. Siamo in una situazione che dal passato non si è deteriorata tanto da diventare caotica. Lo dicono i numeri», spiega la manager facente funzioni (dal 15 marzo scorso) della Asl 1, Maria Simonetta Santini. Dati alla mano, «la situazione del personale vive delle difficoltà molto forti in ogni settore, ma questo non vuol dire che siamo in emergenza». Nell'ultimo semestre per quanto riguarda il personale totale in servizio «si è passati dalle 3.642 alle 3.691 unità: 49 in più», sottolinea Santini, «mentre concorsi o procedure di mobilità sono stati definiti o sono in corso di definizione per assumere dirigenti di ogni settore e i dirigenti amministrativi. Sono, poi, 140 i precari stabilizzati e altri 50 lo saranno a breve».
IL CASO RADIOLOGIA. È il vero cruccio, la preoccupazione profonda: nessuno vuole più fare il radiologo. O quanto meno, nessuno vuole farlo in provincia dell'Aquila, perché «se nell'ambito di un concorso del 2016», ricostruisce Santini, «che aveva prodotto una graduatoria di 43 persone, si era arrivati a chiamarne 20, poi se ne sono chiamati ulteriori 21 e di questi 2 soltanto forse accetteranno, noi che cosa possiamo fare?».
LE SPECIALIZZAZIONI. Il vero problema è che la domanda di specializzazioni è poca, l'offerta moltissima. «C’è stata cattiva programmazione nazionale e, a cascata, regionale», conclude Santini. Interviene a rafforzare il concetto il presidente dell'Ordine dei medici Maurizio Ortu: «Per superare l'imbuto esistente tra il numero dei laureati in Medicina e quello dei posti disponibili nei corsi specialistici, si deve rivedere la programmazione nazionale e ministeriale, alzando l'asticella del numero programmato e pensare al futuro: se tra 10 anni andranno in pensione mille oculisti, occorre programmare sin da oggi».
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