Sassate ai volontari, la pineta al setaccio

15 Agosto 2020

Blitz del gruppo interforze a caccia degli incendiari e dei misteriosi aggressori notturni ad Arischia: sono scappati a piedi

L’AQUILA. In quel dedalo di sentieri in mezzo alla devastata pineta di Arischia c’è una stradina che porta dritta dritta all’abitato della frazione. Amica l’oscurità, è forse quella la via di fuga scelta dai misteriosi lanciatori di sassi che nella notte tra mercoledì e giovedì hanno bersagliato i volontari dei gruppi di protezione civile della Pivec e della Pro loco di Coppito impegnati in operazioni di presidio notturno delle aree colpite. Gli ignoti assalitori stavano armeggiando col fuoco, ma sono stati fermati in tempo proprio dal tempestivo intervento delle divise che hanno allertato i vigili del fuoco per lo spegnimento e le forze dell’ordine per l’individuazione dei responsabili. Che non hanno ancora un volto. Un episodio inquietante.
PINETA AL SETACCIO. Il fuoco, dal punto in cui sono stati lanciati i sassi, è in ogni caso partito, tanto che è stato spento nell’immediatezza dell’evento e sono state repertate le immagini di un focolaio circolare sviluppatosi poco dopo l’una all’altezza del chilometro 20,400 della statale 80, a una cinquantina di metri dalla strada. Scattato l’allarme, carabinieri e polizia hanno setacciato palmo a palmo la pineta con l’ausilio di potenti fari direzionali e hanno portato avanti le operazioni di ricerca dei fuggitivi fino alle 4 del mattino.
MANO ESPERTA. E così, mentre di giorno c’è chi si prodiga, dal cielo e da terra, per lo spegnimento dei vari fronti d’incendio ancora attivi, di notte c’è chi si introduce nel bosco con intenti assai meno nobili, in una sorta di tela di Penelope che ormai da ben sedici giorni tiene in ostaggio la città. Anche L’Aquila – Geenna a parte – ha il suo fuoco inestinguibile, che sembra essersi impadronito delle montagne che circondano la città. Con qualche sconfinamento a Ovest e a Sud-Est, come nei casi di Preturo e Molina Aterno-Acciano, ovviamente entrambi dolosi. Ad Arischia fu trovato il primo innesco. E di nuovo ad Arischia qualcuno potrebbe essere tornato, l’altra notte, sul luogo del delitto, anche soltanto per un gesto di emulazione. Oppure per «completare l’opera». C’è qualcuno che si diverte? C’è un’unica regia? Queste e altre domande restano finora senza risposta. Tuttavia una cosa è certa: l’artefice (o più) di tanto scempio ha la mano esperta e il pie’ veloce, che dentro i boschi feriti si muove agevolmente.
VASCONI IN VIA FRANCIA. E mentre in città comincia a serpeggiare un certo scoramento – dopo l’iniziale entusiasmo, che ha mobilitato la galassia del volontariato dal basso – per i risultati non ancora visibili, pur a fronte di lanci ininterrotti dal cielo e di altre misure per arginare le fiamme, a Pettino si cambia strategia. Da ieri sono comparsi, infatti, alcuni vasconi per contenere l’acqua che sono stati montati nella zona di via Francia, a ridosso delle case. Da lì, attraverso le manichette antincendio, si potrebbe tentare di aggredire il rogo anche da terra, e non soltanto dal cielo.
L’INCENDIO SOTTERRANEO. Secondo i vigili del fuoco, «l’incendio di Monte Pettino, dopo la fase fortemente evolutiva dei primi giorni in cui hanno prevalso tipologie d’incendio di chioma radente, si è trasformato, a causa dell’orografia tormentata e della forte presenza di necromassa, in un incendio prevalentemente sotterraneo. In questa tipologia d’incendi, caratterizzati dalla combustione di radici e del primo strato di suolo costituito da materiale organico, la propagazione è lenta, vi è assenza di fiamma e il fumo indica gli strati più prossimi alla superficie in combustione. Può durare diversi giorni, avanzare nel sottosuolo per ricomparire in zone non bruciate e rialimentare tipologie d’incendio più rapide e visibili».
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