Sasà e Marco, un anno di dolore

Cattedrale di San Panfilo gremita per la messa in ricordo dei due giocatori del Sulmona rugby
SULMONA. Il calore di un abbraccio, di una carezza o quello di un semplice sguardo, di occhi che, a stento, trattengono le lacrime. Ma anche e ancora un dolore profondo, scandito dagli interrogativi che si affollano inarrestabili nella mente a distanza di un anno. È stato il giorno del ricordo di Sasà e Marco, ieri: nella cattedrale di San Panfilo una messa per ricordare i due giovani atleti del rugby a un anno esatto da quel giorno del tragico incidente sull’Altopiano delle Cinque Miglia costato loro la vita. Marco Liberatore e Salvatore Di Padova stavano facendo ritorno in Valle Peligna dopo aver partecipato alla seconda edizione del torneo “Roccaraso snow rugby tournament”, sulle piste di Pizzalto. Il pulmino sul quale viaggiavano uscì di strada finendo contro un albero.
Il piccolo Sasà morì sul colpo. Marco Liberatore, 20 anni di Corfinio, che era alla guida del mezzo, morì venti giorni più tardi, dopo una dura lotta tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione dell’ospedale dell’Aquila.
Piena, pienissima, la cattedrale di San Panfilo, come nel giorno dei funerali del piccolo Salvatore, 14 anni appena e una vita ancora tutta da vivere. In prima fila il papà Massimo, la mamma Maria e la sorellina Valentina. Poco distanti i genitori di Marco Liberatore, Nino e Maria Grazia. Bastava guardarsi intorno per respirare l’affetto della città, dei parenti, degli amici, dei compagni di squadra e di tutta la società del Sulmona rugby per quei due ragazzi che hanno perso la vita condividendo la loro passione più grande.
Le parole sono trattenute da un nodo in gola che non va giù. «Non ci sono parole», è il pensiero sofferente del papà di Salvatore, Massimo, «perderlo così a quattordici anni… La gente e la società rugby però ci sono sempre stati vicini». In tanti hanno voluto esserci: chi conosceva i due ragazzi, ma anche chi ha incontrato le loro storie solo dopo quel terribile incidente. I parenti, gli amici, i compagni di squadra di Marco e Salvatore, tutti, si sono stretti intorno ai loro parenti in un grande abbraccio ideale che anche la cattedrale di San Panfilo faceva fatica a trattenere. La messa è stata officiata dal vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, monsignor Angelo Spina. «Vogliamo ricordare il nostro carissimo amico Salvatore che il Signore ha chiamato nel suo paradiso dove regna la pace», ha esordito il presule, «ci sono tanti amici, c’è la società rugby… La cosa più bella che possiamo fare è pregare per lui. Noi possiamo stare vicini ai suoi familiari, ma solo Dio può dare le risposte di cui abbiamo bisogno».
Al termine della celebrazione religiosa è stata la volta dei piccoli parenti di Sasà che hanno voluto prendere la parola per ricordare un anno senza di lui, un anno fatto di assenza e di vuoto. Quello lasciato dal suo sguardo, dalle sue mani dal suo profumo. «Un anno in cui», hanno letto, «nonostante il destino ci abbia separati, l’amore e il ricordo ci hanno tenuti vicini». È stata poi la volta del ricordo della società rugby, affidato alle parole di Paola Di Cesare, mamma di uno dei compagni di sport di Marco e Salvatore.
«Ti pensiamo sempre, tutti i giorni», ha letto, «non conta ciò che si vede, ma ciò che sentiamo dentro. È passato un anno, ne passeranno altri, ma tu non sei morto. Morirai quando non ti penseremo più. E questo non accadrà mai. Tu devi insegnare agli angeli a giocare a rugby e devi essere accanto ai nostri ragazzi, quando scendono in campo, quando vanno verso la meta. Ci basta guardare in cielo per sentirti qui, anche se le ferite del cuore non guariranno mai».
Annalisa Civitareale
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