Sbagliano numero, minacce a una famiglia

6 Settembre 2023

L’incubo di una donna di Pescina: sul web il numero di telefono corrisponde a quello dell’indagato

PESCINA. Succede che l’odio e le minacce ricevute da Andrea Leombruni per la morte di Amarena finiscano per colpire anche chi nulla c’entra con la tragica fine dell’orsa. È il caso di una famiglia di Pescina, che da giorni riceve telefonate dai contenuti minatori. L’unica loro “colpa” è quella di avere un numero telefonico fisso che negli archivi del web corrisponde a quello della norcineria di proprietà del 56enne di San Benedetto dei Marsi. «Da tre giorni non viviamo più», racconta la donna, «ci eravamo accorti da tempo che c’era un problema con il numero di telefono. A volte chiamavano per chiederci arrosticini o altri tipi di carne, quindi abbiamo capito che pensavano di chiamare la norcineria di proprietà dell’uomo che oggi è noto per aver sparato all’orsa. Abbiamo cercato di risolvere il problema, per un po’ non c’erano state più chiamate. Ora però, dopo i recenti fatti, è diventato un inferno». Da giorni, il telefono di casa squilla senza sosta, tra ingiurie e minacce: «Non riusciamo nemmeno a spiegare che non siamo noi quelli che hanno ammazzato Amarena», prosegue ancora la signora, «perché ci offendono e poi riattaccano senza che noi possiamo dire nulla. Al di là di tutto, io vorrei dire a queste persone che il colpevole lo stabilisce la giustizia, non la pubblica gogna. Siamo tutti dalla parte dell'orsa e dei suoi poveri cuccioli, e anche del Parco d’Abruzzo, naturalmente, che ha subito una gravissima perdita. Però minacciare e offendere telefonicamente non è certo una soluzione».(l.p.)
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