Scarcerati Panunzi, Arioli e Macerola

Il Riesame accoglie i ricorsi. Libera anche la Di Biase. L’ex assessore regionale: «Una vicenda assurda, sono onesto»
AVEZZANO. Sono stati scarcerati dal tribunale del Riesame quattro indagati arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Finanza sulle false certificazioni mediche. Si tratta dell’ex assessore regionale Mario Panunzi, di Maria Palma Di Biase, accusata di avere beneficiato, con un certificato del medico Angelo Gallese, anche lui indagato e arrestato, un’invalidità da parte dell’Inps, di Carmine Macerola, carabiniere in congedo finito nell’inchiesta anche per avere allertato uno dei principali indagati, lo psichiatra Gallese, della presenza di una microspia nel suo studio nel Centro di salute mentale (operazione filmata da una telecamera nascosta), e del medico del 118 della Asl, Gino Arioli, difeso dall’avvocato Antonio Milo. Tutti si trovavano fino a ieri ai domiciliari. Per il carabiniere e il medico è stata mantenuta una misura interdittiva. Macerola e Di Biase sono difesi dall’avvocato Stefano Guanciale. «Ho accolto con soddisfazione la decisione del tribunale del riesame dell’Aquila che mi restituisce la giusta serenità», ha affermato Panunzi, «perché ritengo di avere sempre operato con coerenza e onestà. Parlano i miei cinquant’anni di impegno politico, istituzionale, professionale e sociale, durante i quali ho sempre operato nel pieno rispetto della legalità. Confermo piena e ampia fiducia nella magistratura», ha aggiunto l’indagato, difeso dall’avvocato Franco Colucci, «e ringrazio la mia famiglia, che in questi giorni mi è stata sempre molto vicino e mi ha sostenuto. Tuttavia, non posso non rimarcare l’assurdità della situazione per un persona che come me è stata investita sulle strisce pedonali da un’auto, ha subìto grosse lesioni e non ha ricevuto alcun risarcimento».
Gallese e uno dei pazienti, Orlando Morelli, sono stati scarcerati la scorsa settimana e hanno ottenuto i domiciliari con braccialetto elettronico. Per l'altro principale accusato, Arnaldo Aratari, e sua moglie Tiziana Mascitelli, il tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione; il primo è rimasto in carcere, la consorte ai domiciliari.
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