Scatta l’ordine del Tar al Comune «Cavi della funivia da cambiare»

29 Marzo 2024

Stop dal primo maggio. I giudici: «I controlli sulle quattro funi evidenziano una molteplicità di fili rotti» Bocciato il ricorso dell’amministrazione. «Gli esiti dei controlli non sono riusciti a superare i dubbi»

L’AQUILA. I cavi della funivia vanno cambiati. Il Tar Abruzzo ha respinto il ricorso proposto dal Comune dell’Aquila per l’annullamento del provvedimento con cui l’Ansfisa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie delle infrastrutture stradali e autostradali, ha imposto la chiusura della funivia del Gran Sasso a partire dal prossimo primo maggio e la sostituzione delle quattro funi portanti. Un intervento che era stato programmato per luglio del 2028, con un costo di circa 3 milioni di euro.
LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA
Ora si profila una battaglia giudiziaria: il settore Avvocatura del Comune prende atto della sentenza pubblicata ieri, «pur ritenendo la piena sussistenza dei gravi vizi dell'atto impugnato e pur rilevando che tutti gli approfonditi controlli eseguiti sulla funivia – i più recenti sono stati conclusi nel corso di questa settimana – assicurano la piena sicurezza dell’impianto e la regolarità del suo esercizio. Il Comune si riserva di impugnare la sentenza».
LA STORIA
La vicenda è nata dopo un esposto in cui si ipotizzavano criticità su una delle funi: il ministero dei Trasporti ha disposto ulteriori controlli e lo scorso 11 gennaio è arrivato il nulla osta per la ripartenza dell’impianto, con una serie di prescrizioni, tra cui, appunto, lo stop a fine aprile per la sostituzione delle funi portanti. L’amministrazione comunale ha prima inviato un’istanza all’Agenzia finalizzata all’annullamento e al ritiro, in autotutela, della specifica disposizione. Poi è partito il ricorso.
IL RICORSO
Il ricorso del Comune poggiava sul fatto che “la prescrizione determina, senza alcuna motivazione e, anzi, in contrasto con le verifiche ed i controlli svolti e con le ulteriori prescrizioni dettate per l’esercizio della funivia dalla medesima Agenzia, un gravissimo e ingiustificato onere per l’amministrazione comunale, che viene chiamata a sostituire le quattro funi portanti della funivia in anticipo di quasi cinque anni rispetto ai cicli manutentivi imposti dalla normativa tecnica”. Nella delibera approvata dall’esecutivo comunale, oltre all’annullamento del provvedimento, era posta l’azione legale anche per richiedere “il risarcimento dei danni provocati dall’azione dell’Ansfisa e dei suoi funzionari”.
LA SENTENZA
Il Tar – Germana Panzironi presidente, Mario Gabriele Perpetuini e Massimo Baraldi consiglieri – osserva preliminarmente «che le valutazioni espresse da Ansfisa, ai fini dell’accertamento della sicurezza dei trasporti, sono giudizi aventi connotati di discrezionalità tecnica la cui violazione è sottratta al sindacato del giudice amministrativo, salvo il potere di questi di valutarne ab externo l’irragionevolezza, la incongruità e soprattutto l’eventuale carenza di esaustività». Poi si entra nello specifico delle contestazioni mosse dal Comune nei confronti delle prescrizioni previste da Ansfisa e delle conclusioni a cui è invece giunta l’Agenzia – che si è costituita resistendo al ricorso e chiedendone la reiezione – esaminando anche i verbali dei diversi collaudi a cui è stato sottoposto l’impianto. «I report dei controlli non distruttivi sulle 4 funi», si legge tra l’altro nella sentenza, «evidenziano una molteplicità di fili rotti con particolare concentrazione verso la stazione di monte (per una cabina) e lungo tutta l’estensione delle funi (per l’altra cabina). I suddetti difetti, pur rientrando nei limiti previsti dalla norma, destano particolare preoccupazione se riconsiderati alla luce degli ulteriori elementi di criticità evidenziati nel corso della relazione depositata agli atti». Quindi, «gli esiti dei controlli su una delle 4 funi non sono riusciti a superare i dubbi sulla sicurezza della funivia», chiosa il Tar.