Scatta la mobilitazione per l’Archivio di Stato

12 Marzo 2021

Pezzopane presenta un’interrogazione e Sgarbi rilancia: umiliazione insopportabile per la città

SULMONA. La deputata Stefania Pezzopane interviene sulla vicenda dell’Archivio di Stato di Sulmona che, per mancanza di personale, rischia la chiusura. E lo fa con un’interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Cultura, sollecitando il governo ad assumere ogni iniziativa per salvare l’importante struttura. «L’archivio, attivo in città dal 1960, custodisce un notevole patrimonio documentale di altissimo valore, relativo alla storia della città di Sulmona, del suo circondario Peligno-Subequano-Altosangrino e negli anni ha svolto un ruolo centrale nella ricerca storica», spiega Pezzopane. «Le associazioni culturali del comprensorio, pertanto, auspicano l’immediata revoca della decisione e al contempo sollecitano l’assunzione di ogni opportuna iniziativa per il potenziamento dell’Archivio. Tenuto conto degli elementi riportati si chiede al governo, di agire in virtù delle proprie competenze».
Sulla vicenda scende in campo anche l’onorevole Vittorio Sgarbi.
«L’Archivio di Stato di Sulmona è la sintesi della sua storia che, a partire dal medioevo, si inoltra in una serie di dignità civili e religiose che fanno di lei una distinta capitale», spiega Sgarbi che ricorda come «Federico II, per primo, promosse la città a capitale e sede della curia di una delle grandi province in cui divise la parte continentale del regno. Sulmona fu sede del Giustizierato e di uno studio di Diritto canonico importante come quello di Napoli. Rivelatrice, inoltre, la disposizione per cui delle sette fiere annuali che si tenevano in altrettante città del regno, la prima si svolgesse a Sulmona, dal 23 aprile all’8 maggio. Alla fine del XIII secolo, Sulmona visse la vicenda del Papa dimissionario Celestino V. La chiusura dell’Archivio di Stato ha un significato profondamente negativo, e un precedente terribile che non è consentito riprodurre», dichiara il critico d’arte che aggiunge: «L’Archivio fu già soppresso dal regime fascista per vendicarsi di una rivolta popolare del 1929. E la sua riabilitazione nel dopoguerra ebbe il significato, irrinunciabile oggi come allora, di simbolo di orgoglio e di libertà. La sua sottrazione è un’umiliazione che la città di Sulmona non può sopportare». (c.l.)
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