Schianto con la moto, muore a 57 anni

27 Maggio 2018

La vittima è un dipendente delle Poste: era in sella alla sua Suzuki finita contro una Fiat 500 dopo avere sfiorato dei ciclisti

L’AQUILA. Perde il controllo della moto dopo una curva e invade l’altra corsia sfiorando un gruppo di ciclisti e andando a impattare contro una macchina che proveniva dalla direzione opposta.
Uno schianto nel quale ha trovato la morte Federico Nardecchia, aquilano di 57 anni, che era in sella alla sua potente Suzuki Gsr 1000. Solo traumi per l’uomo che era alla guida della Fiat 500 e per due ciclisti (uno si è rotto un polso) finiti a terra e terrorizzati dalla tremenda esperienza. Smentite le voci che quella fosse una strada interdetta al traffico dalla Provincia anche perché si tratta di un’arteria statale.
LA TRAGEDIA. Il dramma si è consumato nella tarda mattinata di ieri al chilometro 16 della statale 80 poco rima del passo delle Capannelle. Nardecchia, che lavorava al Centro operativo postale di Coppito, stava viaggiando in direzione Teramo, probabilmente diretto a Campotosto, quando c’è stato lo schianto che lo ha sbalzato contro la macchina per poi finire sull’asfalto. Inizialmente sembrava che l’uomo non avesse nulla di particolarmente grave al punto che, generosamente, si era rialzato per soccorrere i due ciclisti che erano a terra e per parlate con l’uomo che guidava la macchina, anche lui residente a Coppito come la vittima. Ha pronunciato anche qualche parola dicendo che forse si era fratturato un braccio, poi, però, è stramazzato al terra probabilmente per gravissime lesioni interne. Si sono precipitati gli addetti del 118, i vigili del fuoco e gli operatori dell’Anas che hanno chiuso la statale 80 in entrambi le direzioni. I medici del 118 hanno tentato a lungo di rianimare il motociclista ma tutto è stato vano.
LE INDAGINI. Gli accertamenti sulla tragedia sono affidati agli agenti della polizia stradale coordinati da Antonio Mara. Non sembra che possano ravvisarsi condotte penalmente rilevanti per il conducente della macchina e tantomeno per i ciclisti che erano all’interno della corsia ma sulla dinamica bisogna essere cauti. Visto che non ci sono tracce di frenata è possibile che il motociclista, dopo la curva, sia stato “tradito” dalle gomme o comunque da qualcosa di imponderabile mentre il manto stradale è sembrato in buone condizioni. Nardecchia era un motociclista esperto e conosceva bene la statale 80 e le sue insidie. Anche perché da giovane, quando era militare, si recava spesso a Teramo nel Centro addestramento reclute dell’Esercito, passando per la statale 80 visto che non era ancora aperto il tratto autostradale. Inoltre era ben equipaggiato con una tuta adeguata a fronteggiare ipotetici incidenti stradali. Ma qui l’impatto è stato troppo forte. Domani l’autopsia e forse anche i funerali.
FRAZIONI IN LUTTO. La morte di Nardecchia colpisce al cuore due frazioni dove la famiglia è molto stimata. Prima di tutto Coppito dove l’uomo viveva con la moglie Antonella Mansueti e il figlio minorenne e aveva amici. Ma la sua famiglia è originaria di Monticchio dove lascia la mamma Maria e la sorella Raniera, che si è precipitata sul posto appena appreso della disgrazia.
TRAGICO PRECEDENTE. Alcune volte il destino è beffardo. Circa quaranta anni fa il padre di Federico, che si chiamava Calcedonio, morì in un incidente stradale. Stava tornando a casa in sella a un ciclomotore dal Cermone, dove lavorava in un distributore di benzina, quando nei pressi di Monticchio, cadde e morì.
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