Schianto tra due moto, muore a 49 anni

Perde la vita un manager appassionato di montagna, ferita una coppia. Avvocato dei consumatori agli enti: «Qui troppi pericoli»
L’AQUILA. È una strage senza fine. Ancora sangue sulle strade panoramiche della montagna aquilana. E ancora una volta a perdere la vita è un centauro. L’ennesima vittima è Stefano Giannini, manager riminese di 49 anni, grande appassionato di moto e di montagna. La sua vita si è spezzata ieri pomeriggio in una curva della strada 577 del lago di Campotosto: è morto dopo lo schianto con un’altra moto. In sella all’altro mezzo c’era una coppia: i due sono feriti, portati all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, ma non sarebbero in gravi condizioni.
L’INCIDENTE E LE INDAGINI
La tragedia è avvenuta a poche centinaia di metri dalla Mascionara e a qualche chilometro dal bivio con la statale 80, in un punto in cui la strada regionale 577 è ancora nel territorio della frazione di Arischia – quindi del Comune dell’Aquila – e non ancora in quello di Campotosto. Per gli accertamenti sono quindi intervenuti gli agenti della polizia municipale aquilana, supportati dai carabinieri per regolare il traffico. Secondo la prima ricostruzione, la moto di Giannini si è scontrata in piena curva con l’altra che proveniva in senso opposto. Il 49enne è quindi caduto a terra, impattando violentemente sull’asfalto e morendo sul colpo: vani gli sforzi del personale sanitario inviato in ambulanza dal 118. Per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente tra la Bmw e la Ducati, però, saranno necessari ulteriori accertamenti. E la Procura dell’Aquila ha aperto un fascicolo d’indagine.
IL PRECEDENTE
Un mese e mezzo fa, a pochi chilometri da lì perse la vita un altro motociclista. Si tratta di Daniel Martino, il 40enne originario del Casertano, vittima dell’incidente causato dall’attraversamento improvviso di un cane lungo la statale 80, proprio all’altezza del bivio per Campotosto. Per la morte del giovane, conosciuto rivenditore di mezzi agricoli in Abruzzo, ci sono quattro indagati.
L’APPELLO
Ma la scia di sangue lungo le strade della montagna aquilana è lunghissima. Per questo, solo pochi giorni fa, il 9 ottobre, l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori Aduc aveva scritto a Comune dell’Aquila, Prefettura, Provincia, polizia provinciale e Anas, per segnalare i pericoli per la pubblica incolumità nell’area. «Numerosi cittadini si sono rivolti all’associazione per segnalare come, soprattutto durante i fine settimana, la strada che conduce da Fonte Cerreto e Campo Imperatore (statale 17bis), la strada per il Passo delle Capannelle (statale 80), e la strada che conduce dall’Aquila alla piana di Rocca di Mezzo (statale 5bis e provinciale 38), tutte purtroppo già note per i tragici episodi, vengono utilizzate come “piste” per vere e proprie gare tra moto di grossa cilindrata, nella totale assenza di controlli», si legge nella lettera a firma del responsabile Aduc-Funzione sociale, l’avvocato Massimiliano Di Francesco, che continua: «Mi corre l’obbligo di invitare tutti gli enti interessati, ciascuno per le proprie competenze, a predisporre e porre in essere tutte quelle misure preventive e repressive volte a evitare qualsivoglia pericolo per la pubblica incolumità, quali a mero titolo esemplificativo postazioni di controllo della velocità fisse e mobili, dissuasori, maggiore di presenza di pattuglie».
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