Schiave cinesi nella casa del sesso Un giro d’affari con 300 clienti

Le prenotazioni per fissare appuntamenti in via Patini avvenivano al telefono: tariffe da 50 euro in su Cinque denunce dopo l’irruzione dell’Anticrimine. Previsti gli interrogatori dei frequentatori
SULMONA. Quando gli agenti dell’Anticrimine hanno fatto irruzione nell’appartamento al civico 37 di via Patini hanno sorpreso un professionista sulmonese che si intratteneva con due prostitute. Nella stanza dalle luci soffuse c’erano giochi erotici, oli per massaggi, decine di scatole di preservativi. Tutte prove a conferma del vasto giro di prostituzione emerso dalle centinaia e centinaia di telefonate ascoltate in quasi undici mesi di un’indagine che ha portato la polizia nella casa del sesso gestita da una gang cinese. Gli incontri proibiti avvenivano in un appartamento dall’apparenza anonima a ridosso di Porta Sant’Antonio. Si cominciava già al mattino, ma era verso sera e di notte che il via vai aumentava, tanto da insospettire il vicinato e far arrivare una “soffiata” ai poliziotti.
CLIENTI IN COMMISSARIATO. La squadra anticrimine del commissariato di polizia di Sulmona, agli ordini dell’ispettore capo Daniele L’Erario, ha accertato che sono stati oltre 300 i clienti che hanno frequentato la casa del sesso, arrivati da Sulmona e dal circondario. Alcuni sono stati già individuati e interrogati. Altri verranno chiamati a testimoniare nei prossimi giorni.
BACHECA D’INCONTRI. Clientela di tutte le età e di ogni estrazione sociale: dal medico al dipendente dell’azienda dei rifiuti. Uomini che avevano saputo dell’esistenza dell’abitazione di via Patini attraverso un’apposita bacheca di annunci sul web. Qui veniva contattato un numero di telefono e una persona, da tutt’altra parte in Italia, prenotava l’appuntamento, fissando orario, tipo di prestazione e tariffa. Si andava dai 50 euro in su, a seconda del tempo passato con le ragazze e in base alle richieste. Le donne erano autorizzate ad aprire solo dopo che l’intermediario riceveva una nuova telefonata dal cliente di turno che si trovava di fronte al portone d’ingresso. Chiamate tutte intercettate e che riempiono il fascicolo in mano al sostituto procuratore Stefano Iafolla.
18 ORE DI LAVORO. Secondo quanto accertato dalla polizia, le prostitute, tutte di origine cinese, erano costrette a lavorare anche 18 ore al giorno. Vere e proprie schiave del sesso. E per rendere ancora più appetibile l’offerta a chi era in cerca di trasgressione le donne cambiavano periodicamente.
LE DENUNCE. Cinque i cinesi denunciati – tre donne e due uomini – con accuse che a vario titolo vanno dal favoreggiamento all’ingresso di clandestini (le due prostitute a Sulmona si trovano in Italia da irregolari) al favoreggiamento della prostituzione: si tratta di Y.Q., 36 anni, e O.G.X. (42), K.D. (49), M.D. (60) e X.Y. (47). Ognuno aveva ruoli precisi, come prendere in affitto l’appartamento, pagare i canoni mensili, fare da intermediario coi clienti. La casa in via Patini era stata affittata da circa un anno attraverso l’intermediazione di un altro cinese. Il proprietario dell’appartamento era all’oscuro di tutto.
L’ALTRA INDAGINE. Alcuni degli indagati di Sulmona sono coinvolti anche nell’operazione denominata “JieJie” recentemente condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Pescara. M.D. è stato arrestato a Modena. Dal 2015 al 2019 ha preso in affitto 21 immobili in località del Centro e Nord Italia.
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