Sciopero al rovescio e lotte del Fucino a 65 anni di distanza

L’ex consigliere regionale, Antonio Rosini, ricorda le lotte del Fucino 65 anni di distanza. Il 6 febbraio 1950 inizia lo sciopero a rovescio dei braccianti e dei contadini del Fucino per il lavoro e...
L’ex consigliere regionale, Antonio Rosini, ricorda le lotte del Fucino 65 anni di distanza.
Il 6 febbraio 1950 inizia lo sciopero a rovescio dei braccianti e dei contadini del Fucino per il lavoro e la terra contro il Principe usurpatore, e già nel 1886 i contadini manifestarono per riprendersi la terra. Dopo le lotte del primo '900, nel 1944 riprende l'azione di lotta. Il 14 ottobre 1944 i carabinieri sparano contro i braccianti che si recavano ad occupare le terre di Strada 30. Seguono anni di mobilitazione. Vengono nel Fucino esponenti di primo piano del Pci: i ministri Gullo e Scoccimarro, poi verranno anche Togliatti e Di Vittorio. Sono permanentemente impegnati Ferdinando. Amiconi, Bruno Corbi, Giulio Spallone, Renato Vidimari , Luigi Sandirocco, Domenico Tarantini, Romolo Liberale, Giancarlo Cantelmi e tanti altri giovani. Un ruolo particolare ebbe Paolo Bufalini inviato speciale del Pci.
Tutte le forze politiche democratiche Psi, Pri, Psdi dettero il loro fattivo contributo. Anche la Dc contribuì, pur con forti contrasti al suo interno. L'on. Dc Vincenzo Rivera dell'Aquila, il 12 maggio 1949, presenta alla Camera una mozione contro la proposta di riforma del ministro Segni, perché la proposta non corrispondeva ai dettami della Costituzione, nella quale, su proposta di Giuseppe Di Vittorio, era stato inserito: «la Costituzione impone e promuove la trasformazione del latifondo».
Torlonia non aveva rispettato nemmeno il lodo Bottai, ministro dell'agricoltura con Mussolini, e non aveva provveduto alle opere di cui era obbligato: mantenimento delle strade, dei fossi, e nei rapporti fra il suo zuccherificio e i contadini. Fin'anche fonti fasciste avevano criticato Torlonia: vedi sul "Lavoro Fascista" del 22 febbraio 1935, dove si definisce il contratto imposto ai contadini "antitecnico,antieconomico ed ingiusto"; e il ministro dei lavori pubblici Gorla, il 30 maggio 1941 biasima la politica feudale di Torlonia correlata alle deficienze abitative e alle minime esigenze delle popolazioni. Le richieste dei lavoratori in lotta possono essere così sintetizzate: assunzione dei disoccupati per la esecuzione dei lavori di sistemazione idrica e stradale; decreto di imponibile di manodopera; riduzione dei canoni di affitto; restituzione ai comuni delle terre usurpate da Torlonia.
Dopo 8 giorni di sciopero a rovescio (cioè fare i lavori che il padrone non voleva far fare), si firma il primo accordo: Torlonia paga (!) 14 milioni (di allora) per i lavori eseguiti dai braccianti; impegno ad assumere 1,500 braccianti; ritiro dei poliziotti mandati a reprimere le lotte azione che costò l'uccisione, il 30 aprile 1950 a Celano di due braccianti: Agostino Paris e Antonio Berardicurti. Dopo un anno ci fu l'esproprio. I contadini risparmiarono subito, al valore di oggi, oltre 20 milioni di euro l'anno per l'affitto che non pagarono più. Iniziò un periodo di progresso e di benessere, con opere di civilizzazione: stradali, idriche, abitative».
Rosini ha utilizzato come fonti anche testi di Raffaele Colapietra e Romolo Liberale.
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