Scommesse, arrestato ex rossoblù

Inchiesta a Catania: ai domiciliari il difensore Giordano Maccarrone, giocò all’Aquila tra il 2015 e il 2016
L’AQUILA. Determinare il numero dei calci d’angolo o quello dei giocatori espulsi non dava nell’occhio come decidere il risultato di una partita di calcio, che pur avveniva, ma che comportava qualche rischio in più. Questo concetto un po’ più «evoluto» del tradizionale calcio scommesse non poteva comunque fare a meno di un «regista» in campo, qualcuno che governasse le operazioni per portare a casa i risultati studiati a tavolino. Ma qualcosa è andato storto ai fantasiosi ideatori della frode, arrestati stamane nell'ambito di un’inchiesta denominata «Corner bet», coordinata dalla Procura distrettuale di Catania e condotta dalla Polizia postale.
Gli arrestati, tutti ai domiciliari, sono tre, e tra loro c’è anche un ex calciatore dell’Aquila (a cavallo tra il 2015 e il 2016) che lo scorso anno militava nel Bisceglie (Lega Pro), Giordano Maccarrone, 29 anni, originario del capoluogo etneo, ora in forza al Foggia, in serie D. In un’intercettazione il calciatore afferma: «Se non mi faranno giocare sabato...siamo rovinati».
Tre finora le partite sospette al centro dell’indagine: Trapani-Bisceglie, Rende-Bisceglie e Bisceglie-Sicula Leonzio disputate nello scorso campionato.
Gli altri due arrestati sono Andrea Leanza, 39 anni, titolare di un centro scommesse e Rosario Cavallaro, di 39, dipendente di una ditta privata. L’indagine parte dalla denuncia del titolare di un’agenzia di scommesse di Catania che aveva subìto la sottrazione di migliaia di euro attraverso accessi informatici abusivi in alcuni suoi conti. L’inchiesta, che vede indagate alcune persone, ha poi fatto emergere altre responsabilità per frode sportiva.
Le intercettazioni e le analisi sugli smartphone sequestrati nel corso delle perquisizioni, hanno spiegato gli inquirenti, hanno fatto emergere «un sodalizio criminoso»: Leanza e Cavallaro, avvalendosi della collaborazione di Maccarrone, si adoperavano per alterare l’esito delle partite, talvolta il numero dei corner e delle espulsioni dei giocatori». Le scommesse, per eludere eventuali indagini, venivano compiute su piattaforme da gioco estere.
Sulla vicenda, che tristemente richiama altre inchieste del passato sul calcioscommesse, è intervenuto, tra gli altri, anche il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: «Sto seguendo tutto con grande attenzione», ha detto.
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