Sconcerto a San Gregorio: «Una vicenda terribile»

26 Novembre 2019

Dal bar al forno le reazioni dei conoscenti della vittima che frequentava la zona Spunta il caso del furto subìto qualche tempo fa. «Un uomo schivo, ma gentile»

BARISCIANO. Era arrivato all’Aquila quasi trent’anni fa per sfuggire al caos e ai ritmi fin troppo frenetici di Roma. Era riuscito a farlo grazie allo scambio del posto di lavoro con un collega che invece voleva rientrare nella Capitale. Ritmi più riposanti, una vita meno stressante per l’allora ragazzo Paolo D’Amico, operatore ecologico dell’Asm, che già a quel tempo coltivava la passione per il restauro, diventata poi sempre più forte con il passare degli anni, imparando il mestiere in una bottega a Coppito. Chi lo conosceva racconta di un uomo che riusciva a restituire forma e bellezza a “vecchi mobili” chiusi in cantina.
«Un uomo schivo, ma gentile», dicono di lui i clienti del Caffé del Forno a San Gregorio dove arrivava quasi sempre da solo. C’è chi parla di un’amica con la quale qualche volta si fermava più del solito a bere un caffè. Ma nulla di più. Nessuna compagna, almeno così raccontano i clienti del locale che lo vedevano arrivare su quel pick-up indispensabile per andare e venire da quella casa in aperta campagna. Qualcuno chiede se si sia trattato di una rapina finita nel peggiore dei modi, alludendo a un furto che il 55enne avrebbe subìto qualche tempo fa. Poco da aggiungere anche al Forno di San Gregorio, proprio lì accanto. «Mi viene la pelle d’oca», dice una delle dipendenti, «solo a pensare a ciò che è capitato a un passo da qui». Anche per loro Paolo D’Amico era un cliente abituale, ma di poche parole. Una persona a cui non pensi come possibile vittima di un omicidio. Eppure è ciò che è accaduto.
Una morte, quella del 55enne, per mano di una persona, o forse più di una, che lo ha colpito più volte e con violenza. Al petto con un’arma da taglio e alla testa con un oggetto pesante, forse un martello. Una violenza frutto probabilmente di una lite degenerata, di una colluttazione che ha avuto come scenario il garage di quella casa in muratura e legno tra le campagne di Barisciano, che Paolo aveva cominciato a costruire tempo fa. Lì, tra “La Fossa” e “Le Pastine”, il 55enne viveva solo con i suoi due cani che ieri hanno atteso invano di vederlo apparire su quel ballatoio dove, invece, c’è stato solo un viavai di carabinieri tornati sulla scena del delitto. E si fa fatica a pensare a quei due cani solitamente aggressivi, come li descrive un collega di lavoro dell’Asm, ma ora dallo sguardo smarrito a guardia di quella casa. Una casa al riparo da orecchie e occhi indiscreti dove poter custodire le tracce, fin troppo visibili in quel garage, di una “doppia vita”.
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