Scontro legale sulla polizia locale: ora spunta un nuovo contenzioso

In ballo la nomina di de Nardis alla guida del comando e la sua riorganizzazione dei vigili urbani La novità è il “ricorso contro il ricorso” che il Comune ha avviato di recente al Consiglio di Stato
L’AQUILA. È guerra totale in municipio sull’affidamento della polizia locale al dirigente Domenico de Nardis. Ora spunta, infatti, un nuovo contenzioso legale al Tar tra un vigile urbano e il Comune, mentre se ne sta incardinando un altro al Consiglio di Stato con le stesse parti in causa. Si tratta di una sorta di “ricorso contro il ricorso”. La questione non è solo tecnica – pur con enormi conseguenze sul funzionamento della macchina amministrativa aquilana e sul dibattito politico – ma è anche intricata.
LE TAPPE DEL CONTENZIOSO
Procediamo quindi in ordine cronologico nel ripercorrere le tappe di una vicenda che negli anni ha provocato anche feroci polemiche politiche. Partendo dal marzo del 2021, quando un decreto del sindaco Pierluigi Biondi ha conferito l’incarico di dirigente ad interim della polizia municipale al responsabile dell’Avvocatura comunale – de Nardis, appunto – già titolare di altri incarichi negli anni precedenti. Ad agosto dello scorso anno, lo stesso de Nardis ha deciso di ridefinire l’organizzazione del settore della polizia municipale.
Ma uno dei dipendenti interessati dalla riorganizzazione, il vigile urbano Luca Andreozzi, ha avviato il primo ricorso al Tar, vincendolo. A metà aprile, infatti, i giudici del tribunale amministrativi regionale hanno annullato innanzitutto il decreto del sindaco e quindi la nomina di de Nardis: «Il comando della polizia municipale può essere assunto solo da personale appartenente ai ruoli del corpo» ed è «incompatibile con lo svolgimento di altre funzioni o incarichi all’interno dell’ente di appartenenza». Ma hanno annullato anche la riorganizzazione compiuta da de Nardis stesso, perché affidava all’ufficio di Andreozzi sia il compito di rilasciare le autorizzazioni a passi carrabili e impianti pubblicitari, sia quello di controllare le stesse autorizzazioni. Per i giudici ruoli «incompatibili» e in «aperta violazione» della normativa.
Con una delibera del 27 aprile, però, la giunta ha deciso di impugnare la sentenza e portarla al Consiglio di Stato. Ed è proprio quella delibera del 27 aprile che ora è oggetto dell’ulteriore ricorso, di nuovo al Tar e dello stesso dipendente. Lo si scopre nell’atto con cui l’amministrazione ha deciso di difendersi «a tutela degli interessi dell’ente».
LA DIFESA DELA GIUNTA
In realtà, con la delibera del 27 aprile ora impugnata davanti al Tar, la giunta non si limitava a dare avvio al ricorso al Consiglio di Stato. Ma entrava nel merito, ribadendo per esempio la legittimità della nomina di de Nardis in quanto «conforme all’intento di razionalizzazione e di accorpamento delle strutture perseguito dalla legge di stabilità del 2016» e in quanto «il suddetto Dirigente è dotato dei requisiti richiesti dalla normativa regionale, essendo vincitore di concorso pubblico per l’assunzione della funzione di comandante della polizia locale». Nella delibera la giunta lamentava anche che «la regolamentazione regionale si pone, sotto diversi profili, in contrasto con le sopravvenute previsioni del legislatore statale, in particolare con riferimento alla previsione dell’esclusività delle funzioni di comandante».
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