Scoperto clan di scommesse illegali Boss dei Casalesi arrestati in città

12 Gennaio 2022

Due indagati di Avezzano coinvolti nell’operazione condotta dalla Procura della Repubblica di Salerno Misure cautelari per 33 persone, sono in tutto 77 quelle finite nel mirino degli investigatori campani

L’AQUILA. Giochi e scommesse illegali con affari della camorra per 5 miliardi. L’indagine della Procura della Repubblica di Salerno che indaga su 77 persone, alcune delle quali legate al clan dei Casalesi, è arrivata a toccare anche L’Aquila, nel cui carcere si trovano alcuni degli indagati nell’ambito della maxi-operazione scattata all’alba di ieri.
GLI ARRESTI
I carabinieri hanno notificato 33 misure cautelari nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia su un vasto giro di scommesse esteso oltre che in mezza Italia anche a Panama, Romania e Malta. I carabinieri, coadiuvati all’estero dalle forze di polizia straniere, hanno notificato le misure cautelari in carcere nelle province di Salerno, L’Aquila, Ascoli Piceno, Agrigento, Avellino, Brindisi, Caserta, Catanzaro, Latina, Lecce, Messina, Napoli, Potenza, Ravenna, Roma e Varese. Alcuni degli arrestati sono rinchiusi all’Aquila. E tra gli indagati ci sono due residenti ad Avezzano. Si tratta, in particolare, di Fabio D’Agostino e Altin Nervaj con posizioni meno preminenti nel contesto accusatorio rispetto ai destinatari delle misure cautelari.
SEQUESTRI
Contestualmente sono stati messi sotto sequestro preventivo anche 11 siti web e 2 società, la Europartner e la cooperativa Locosa Ludum, entrambe con sede legale a Mercato San Severino (in provincia di Salerno). Sequestrati anche tre milioni, ritenuti provento delle attività illecite, riconducibili a Luigi Giuseppe Cirillo, figlio del defunto boss calabrese di Sibari, e ad altre persone ritenute dagli investigatori suoi prestanome.
UNA HOLDING
Nell’ordinanza di custodia cautelare Cirillo viene ritenuto capo e promotore del sodalizio criminale finito nel mirino degli investigatori, ed è accusato, più nello specifico, di aver costituito una vera e propria holding dedita al gaming on line illecito sul territorio nazionale ed estero, avvalendosi anche dei legami coi vertici dei Casalesi. Cirillo avrebbe realizzato la holding associandosi alla rete “dbgpoker”, non autorizzata in Italia e avvalendosi anche della mafia casalese. I giochi erano raggiungibili anche attraverso slot machine e totem perlopiù installati nelle località del Sud Italia dove più forte è risultata la pressione della criminalità organizzata.
EVASIONE
Qualora i giochi fossero stati svolti in forma lecita, le entrate per l’erario sarebbero state pari a circa 500 milioni di euro. Tra i reati contestati a Cirillo vi è anche l’autoriciclaggio per una serie di investimenti che egli avrebbe operato con gli introiti delle sue illecite condotte, in particolare nello stato di Panama, dove avrebbe acquistato una serie di beni immobili. In una circostanza, Cirillo (al quale viene contestato anche il reato di porto abusivo di un’arma da sparo) avrebbe minacciato con una pistola un appartenente a un clan rivale che avrebbe reclamato un credito vantato nei confronti di un suo affine.
LA PIATTAFORMA
Era stata realizzata nel 2000 da un romano, Luigi Tancredi, ma potenziata e aggiornata secondo le nuove esigenze grazie a un altro indagato. Un sistema grazie al quale una community composta da milioni di giocatori sparsi in ogni angolo della terra scommetteva a migliaia di chilometri di distanza attraverso la modalità “one to one”.
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