Scoperto traffico di ossa umane Nei guai collezionista aquilano

17 Settembre 2021

Un quarantenne identificato in Abruzzo: al vaglio la sua posizione per l’illecita detenzione dei resti È accusato di aver ceduto i reperti a un ingegnere milanese per il quale è scattata l’archiviazione

L’AQUILA. Un 40enne aquilano è ritenuto dagli inquirenti il «canale di approvvigionamento» di ossa umane utilizzato da un ingegnere milanese la cui posizione, ora, è stata archiviata. Tuttavia è da accertare la posizione dell’aquilano, in relazione all’illecito amministrativo della detenzione di ossa umane.
Il macabro traffico è stato individuato, da parte dei carabinieri, e ha portato all’apertura di un'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Milano che ora, dopo tre anni di indagini, ha archiviato la posizione di un ingegnere milanese il cui ruolo alla fine è stato derubricato a «collezionismo» restando fermo un illecito amministrativo sul possesso dei reperti.
Per i giudici milanesi, quindi, non si sarebbe trattato di satanismo, mercimonio di morti o altro, ma solo di passione scientifica e dilettantistica.
Le indagini, secondo l’agenzia Ansa, sono scattate dopo l’intercettazione di alcuni pacchi postali diretti negli Stati Uniti e in Svizzera contenenti teschi, ed erano culminate nella perquisizione dell’appartamento in uso all’ingegnere milanese, all’interno del quale erano stati trovati una quarantina di reperti tra teschi, colonne vertebrali, femori, clavicole. Una scoperta raccapricciante che aveva fatto scattare approfonditi accertamenti.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti l’uomo li aveva ottenuti da un anatomopatologo di Praga e anche da un collezionista dell’Aquila, definito negli atti dell’inchiesta penale come «operante principalmente nelle zone colpite dal terremoto dell’Aquila». Come abbia fatto a detenere ossa umane al momento non è dato saperlo.
Per i principali sospettati, comunque, sarebbe valsa la buona fede di non essere a conoscenza del fatto che le ossa fossero illecitamente detenute da chi le aveva spedite, per cui l’ipotesi di reato principale è stata archiviata, mentre è rimasto l’illecito amministrativo della detenzione di ossa umane, che per il regolamento di polizia mortuaria non possono circolare fuori dai cimiteri, a meno che non siano destinate a laboratori per studio o ai parenti delle salme che ne reclamino il possesso.
Le ossa sono state confiscate e portate alla collezione antropologica del laboratorio Labanof dell’Università degli studi.