Scoppio nel garage di Arischia Perizia su 100 petardi e batterie

La Procura ha chiesto un incidente probatorio per far esaminare la «micidialità» delle polveri Forse il botto è stato causato da una stufetta a gas difettosa adoperata dall’indagato
L’AQUILA. La Procura della Repubblica intende esaminare almeno cento pezzi di materiale per fuochi artificiali che sono stati sequestrati dopo lo scoppio con due feriti nel magazzino di Giovanni Aglioti, 73 anni di Scoppito, situato in un condominio Ater di Arischia. Il materiale è stato prelevato anche in un altro box dell’indagato sempre nella zona. Il pm ha chiesto un incidente probatorio non tanto per contestare le lesioni, non gravi, conseguenti allo scoppio forse causato da una stufa a gas malfunzionante, ma perché ipotizza che Aglioti abbia detenuto senza licenza, materiale esplosivo. La perizia è finalizzata a verificare la «micidialità» di quelle sostanze, perlopiù polveri di vari quantitativi e natura.
Questo ha portato i carabinieri a prelevare un numero altissimo di materiale pirico di ogni sorta.
Si tratta di articoli che hanno denominazioni riecheggianti pericolosi ordigni bellici ma, se ben realizzati, sono inoffensivi visto che sono adoperati nelle feste di paese. Si tratta, per esempio, di mortai in ferro, batterie artigianali con miccia, bombe da mortaio, involucri di “candele romane”, etc.
I fatti risalgono al 21 marzo quando, nel garage del condominio di Arischia, ci fu lo scoppio mentre Aglioti, che ha una ditta di fuochi d’artificio, stava armeggiando con quei prodotti. Ci fu un’esplosione potentissima con un boato che si sentì per chilometri.
Lo spostamento dell’aria nel locale dove si trovava Aglioti venne neutralizzato perché si aprì la serranda che venne scaraventata con violenza verso l’esterno dell’isolato fermando la sua corsa contro una massicciata. Altrimenti sarebbe stata sbalzata per centinaia di metri. L’indagato rimase sotto choc e fu prelevato, esanime, da alcuni suoi familiari rimasti anch’essi lievemente ustionati. Il sospettato è assistito dall’avvocato di fiducia Roberto Tinari, che ha rilevato l’incarico da un collega nominato d’ufficio.
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