Scultore aquilano realizza l’opera-simbolo

L’artista tornimpartese Di Prospero crea la riproduzione di una moneta dal travertino di Acquasanta
L’AQUILA. Un corteo silenzioso e intimo per le strade ancora piene di macerie, fino al parco don Minozzi, dove i 249 rintocchi di campana alle 3,36 hanno ricordato chi da quella notte non c’è più. La notte del 24 agosto di un anno fa, quando una scossa di magnitudo 6 Richter ha raso al suolo il centro storico di Amatrice. Una fiaccolata senza telecamere, come ha voluto il sindaco Sergio Pirozzi, fino alla scopertura della stele commemorativa che ricorderà per sempre quella mattina. Un grande disco ricavato da un blocco di travertino bianco donato dalle cave della vicina Acquasanta Terme e scolpito dallo scultore aquilano Marino Di Prospero, originario di Tornimparte ma per metà «figlio della nostra terra», come lo ha definito Pirozzi, e conosciuto a livello nazionale, con alcune sue opere sparse in Europa e nel mondo.
Pirozzi ha voluto che a realizzare l’opera in ricordo delle vittime del terremoto fosse l'artista tornimpartese, legato ad Amatrice da un legame profondissimo: vi era nata la madre Agnese. Sotto le macerie Marino ha perso due zii. Salvo per miracolo il cugino 40enne, e con lui la fidanzata. «La sua mano, rimasta fuori dalle macerie del tetto», racconta lo scultore, «è stata notata da un soccorritore». Quel soccorritore era l’aquilano Simone Coccia Colaiuta, compagno della parlamentare Pd Stefania Pezzopane.
La scultura commemorativa fa riferimento al passato glorioso di Amatrice: al privilegio di coniare una propria moneta concesso dal sovrano Ferdinando I d’Aragona nel 1486. Un richiamo all’orgoglio e all’autonomia, quello che ha spinto Pirozzi a scegliere questo grande disco frantumato e ricomposto – che sta a indicare che una comunità colpita così duramente resiste soltanto se resta unita – anziché una delle altre due opere proposte da Di Prospero. Anche un incitamento a continuare a correre per rinascere, veloce come il cavallo raffigurato al trotto.
«Il cuore vince su tutto, chi ha cuore vince e dà speranza», disse infatti Pirozzi, che nel giorno dei funerali delle vittime del sisma, il 30 agosto 2016, con gli occhi gonfi dal pianto, parlò di speranza: «Non ho paura di essere abbandonato, perché i nostri cuori volano oltre la tragedia. Se hai paura di cadere non voli mai». (m.g.)
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