Scuola chiusa a Sulmona, esposto in procura degli ex docenti

Il comitato dei professori dell’Istituto De Nino -Morandi chiede un incontro con i pm per sbloccare il sequestro: le indagini riguardavano presunte irregolarità nella ristrutturazione dell’edificio
SULMONA. Il caso della chiusura e dell’abbandono dell’Istituto De Nino -Morandi finisce in Procura. Il comitato di ex docenti dell’Istituto di via D’Andrea ha, infatti, inviato un esposto alla Procura aquilana, chiedendo un incontro per sollecitare lo sblocco della situazione ormai da tempo in stallo. La scuola è chiusa dal 17 ottobre del 2014, dopo i sigilli posti dalla Guardia di finanza per lavori ritenuti non a norma. Come ricorda Franco D’Amico, portavoce dei professori in pensione della scuola. «Dall’anno 2014, gli immobili che ospitavano il De Nino-Morandi sono chiusi a seguito di un parziale sequestro cagionato da presunte irregolarità nella gestione dei lavori di ristrutturazione e adeguamento sismico», è scritto nella lettera spedita alla Procura della Repubblica, «ne consegue che l’intera popolazione scolastica e l’intero corpo docente sono stati sistemati provvisoriamente all’Itis di Pratola Peligna. Il perdurare di questa situazione, oltre agli intuibili disagi per la popolazione studentesca e il corpo docente, sta determinando ulteriori danni agli immobili in conseguenza dello stato di abbandono nel quale essi versano».
Da qui la richiesta di incontro alla Procura, oltre che all’assessore comunale ai Lavori pubblici Mario Sinibaldi. Intanto, tra rimpalli burocratici e lungaggini della giustizia, i circa 400 studenti degli istituti per geometri e ragionieri sono stati trasferiti all’Itis di Pratola, tra le proteste dei genitori, degli stessi alunni e dei commercianti che gestisconop attività nei pressi della struttura sotto sequestro. Sono ingenti, infatti, gli incassi persi da bar, tabaccherie, cartolerie e librerie sorte proprio intorno alla scuola. Un ulteriore colpo all’economia locale cittadina già in forte sofferenza. Resta, inoltre, in abbandono il piazzale della scuola, con vetri rotti, erbacce, calcinacci e sporcizia accumulati in più di due anni di chiusura. Nel frattempo, la Provincia, d’intesa con il Comune di Sulmona, sta portando avanti l’accordo con il Provveditorato alle Opere pubbliche che sarà soggetto attuatore dei lavori di adeguamento sismico della scuola. In pratica il Provveditorato interregionale si sostituirà alla Provincia nel ruolo di soggetto attuatore dei lavori. Le presunte irregolarità finite al centro dell’inchiesta delle fiamme gialle riguardano, in particolare, i corpi di fabbrica 1 e 3 dell’edificio scolastico, oggetto di lavori di messa in sicurezza e adeguamento sismico dichiarati urgenti dopo il sisma del 6 aprile 2009. Le indagini avrebbero rivelato che le opere di adeguamento erano state eseguite solo in parte o in maniera difforme da quanto previsto dal progetto. Nel procedimento risultano indagate sette persone per reati di falso e truffa ai danni dello Stato. Gli interventi non a norma avrebbero pregiudicato – secondo l’accusa – la tenuta statica.
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