Scuola del Torrione chiusa Restano a casa 189 alunni

20 Novembre 2020

Elevato rischio epidemiologico dopo i contagi tra bambini, insegnanti e genitori Il consigliere Romano: «Screening in ritardo». Biondi: «Basta alimentare paure»

L’AQUILA. Il sindaco Pierluigi Biondi ha disposto la chiusura di un’altra scuola, dopo quelle dell’infanzia Montessori di San Sisto e primaria di San Sisto-Santa Barbara. Si tratta dell’intero plesso del Torrione, situato su via Alcide De Gasperi, che comprende 7 classi della primaria e 2 dell’infanzia, per un totale di 189 alunni che resteranno a casa. Il provvedimento è stato preso su indicazione del Dipartimento di prevenzione della Asl e d’intesa con il dirigente scolastico Antonella Conio. «La ripresa delle attività didattiche», spiega il sindaco Biondi, «è subordinata alle valutazioni del Dipartimento di prevenzione, che saranno comunicate nei prossimi giorni e all’esito delle quali sarà programmata la riapertura. La decisione si è resa necessaria alla luce delle evidenze epidemiologiche rilevate tra alunni, personale docente e non docente». Il sindaco precisa che per tutti coloro che non avessero già calendarizzato la somministrazione del tampone, il test sarà effettuato nella giornata di oggi. La chiusura della scuola era stata sollecitata anche dai genitori degli alunni, visto che erano finite in quarantena diverse classi, con numerosi contagi tra bambini, maestre e personale scolastico. Ieri è stata decisa la sospensione delle attività didattiche anche alla scuola dell’infanzia “La scatola delle esperienze” di Bazzano: a disporre la quarantena è stata l’Asl, in seguito alla registrazione di un caso positivo tra le unità del personale scolastico.
LA POLEMICA. «Le scuole sono aperte ma, nonostante gli annunci, il Comune ancora non provvede ad avviare il progetto di screening sierologico negli istituti scolastici». Paolo Romano, capogruppo di Italia Viva in consiglio comunale, è polemico: «Si sta lasciando scorrere un lasso di tempo lunghissimo in una situazione di acclarata emergenza».
NIENTE SCREENING. «Contrariamente a quanto caldeggiato dal Comitato tecnico scientifico della Regione Abruzzo, dal primario di malattie infettive della Asl dell’Aquila, il professor Alessandro Grimaldi, e dalla rappresentante dei pediatri di libera scelta della provincia dell’Aquila, membro dell’Unità di crisi comunale, la dottoressa D’Andrea, all’Aquila si continuerà con la didattica in presenza fino alla prima media», rileva Romano, «le scuole non chiudono, dunque, ma gli studenti aquilani verranno testati e tracciati attraverso un progetto di screening sierologico a cura del Comune, come dichiarato dallo stesso sindaco. Purtroppo, a una settimana dall’annuncio a mezzo stampa e a più di 15 giorni dalla delibera di giunta che definisce obiettivi, soggetti coinvolti e plafond a disposizione, ben 300mila euro, devo rilevare che è ancora tutto fermo».
TROPPI RITARDI. «Nella delibera», spiega Romano, «è persino riportata una rosa di categorie esemplificative, nella quale dover scegliere quella da testare e tracciare, ma incredibilmente è assente proprio la popolazione studentesca e presente il solo personale scolastico. È chiaro come la pressione, anche mediatica, avuta sulle scuole abbia indotto il sindaco a dirottare forzatamente e tardivamente l’attenzione sugli studenti che fanno scuola in presenza, senza però aver ancora prodotto, ad oggi, nessun atto pratico per procedere allo screening. Qualunque sia adesso la categoria prescelta o il comitato scientifico che se occuperà», sottolinea Romano, «l’evidenza è il lasso di tempo lunghissimo che si sta lasciando scorrere in una situazione di acclarata emergenza: 15 giorni sono un ritardo inaccettabile, soprattutto se pensiamo che nel progetto sono stati citati e coinvolti enti come Regione Abruzzo, Asl Avezzano-Sulmona- L'Aquila, Istituto zooprofilattico, Università dell’Aquila, Ufficio scolastico regionale, Gran Sasso Science Institute, Cri, Sed, Esercito e persino l'Ufficio speciale per la ricostruzione (Usra). Se lo screening ha una ragione d’essere, soprattutto nei riguardi della popolazione scolastica in presenza, non si perda tempo con l’organizzazione di gruppi e sottogruppi, ma si parta immediatamente. L’individuazione della campionatura sulla popolazione studentesca è stata, infatti, determinata dall’istituzione della zona rossa e comprende tutta la popolazione che, oggi, continua a stare a scuola, dall’infanzia alla prima media, operatori scolastici compresi; la celerità deve diventare l’essenza di ogni azione contro il virus».
BIONDI REPLICA. Accuse che il sindaco Biondi rimanda al mittente. «Romano, ancora una volta, dimostra di non avere dimestichezza con la prassi amministrativa», afferma il sindaco, «c’è un gruppo di lavoro che deve scegliere il campione da testare, la metodologia di intervento e con quali test procedere. Un progetto scientifico che riguarda le scuole, una popolazione particolarmente sensibile come quella degli studenti, ha bisogno di studi su basi solide». Quanto alla tempistica, Biondi assicura: «Nel giro di qualche giorno, secondo quanto mi è stato assicurato, avremo una prima bozza dell'intervento, poi si procederà alle valutazioni e all’avvio dello screening. Non si gioca sulla pelle dei ragazzi e sulle paure delle famiglie, soprattutto in un momento così delicato come quello che stiamo attraversando». (r.s. - m.p.)
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