Scuola dell’infanzia A San Sisto si applica il metodo Montessori

La sperimentazione riguarda per ora 24 bimbi fino a 4 anni Maestre e genitori insieme: la parola d’ordine è autonomia
L’AQUILA. L’angolo della posta per inviare e ricevere letterine è a fianco a quello della lettura e a quello della vita pratica, con grembiulini da cucina, piccole palette e scope. Ma nella scuola dell’infanzia Montessori, istituita dalla direzione didattica “Amiternum-Marconi” da settembre scorso, c’è anche un gioco per imparare a infilare il bottone nell’asola e una postazione computer a misura di bambino. In questa struttura, dove tutto sembra in miniatura, i piccoli alunni possono rompere gli oggetti senza essere rimproverati o saltare il pasto senza troppi problemi. La parola d’ordine è “autonomia”, nella scuola appena rimessa a nuovo dal Comune, ai piedi della montagna di San Giuliano. La sperimentazione, partita solo da un paio di mesi, cresce di giorno in giorno. «Questa è la prima scuola che applica il metodo Montessori in città» come spiega la dirigente scolastica, Gabriella Liberatore. «Le richieste, a dire il vero, sono state superiori al numero consentito (24 bambini) e, pertanto, potendo attivare una sola sezione, abbiamo deciso di accogliere i bambini fino a quattro anni. Ci auguriamo che venga autorizzata nei prossimi anni l’attivazione di una sezione Montessori di scuola primaria. Con questa iniziativa intendiamo anche dare nuova vita al quartiere di San Sisto, dove i danni del terremoto sono stati molti». Il metodo Montessori si inserisce nel quadro più ampio dell’attivismo pedagogico. «Fulcro del pensiero attivista è il fare che apre la via al conoscere secondo la regola, ampiamente condivisa, dell’imparare facendo», come spiegano le due maestre specializzate della scuola, Loreta Catarinacci ed Emilia Fantauzzi con Alessandra Tetè, che si occupa soprattutto dei laboratori d’arte per bambini. «È proprio l’idea che il bambino vada lasciato libero di esplorare il mondo a trovarsi alla base del metodo». La non interferenza, la non sovrapposizione, l’attesa paziente dei tempi, sono quindi gli atteggiamenti di ogni insegnante Montessoriano. È per questo che nella scuola di San Sisto, mentre gran parte dei bambini pranzano facendo l’uno da cameriere all’altro, Matteo dorme e Fabio gioca con una palla sensoriale e di mangiare non vuole proprio saperne, almeno per ora. Nessuno lo rimprovera, anzi le maestre lo assecondano. «Mai come in questo caso c’è la necessità del più ampio raccordo tra scuola e famiglia» continua la dirigente. «Affinché il metodo sia fruttuoso è necessario che gli atteggiamenti e le possibilità che la “casa dei bambini” garantisce siano poi rintracciabili e presenti anche in famiglia». È così che un bimbo alla vista del papà piange disperato, ma Roberto Boccacci non cede e lo lascia fare: «Anche attraverso le piccole cose passa l’insegnamento dell’autonomia», spiega. «In molte scuole che applicano questo metodo è richiesto ai genitori un contributo per l’acquisto delle attrezzature. In questo caso noi genitori, senza che ci fosse richiesto, ci siamo sentiti di aiutare la scuola acquistando parte del materiale». Intanto Fabio ha deciso che è ora di mangiare e insieme alla maestra raggiunge gli altri a mensa.
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