Scuola Di Genova, il Comune apre al dialogo

Biondi e Colonna: «Scelte non nostre, pronti a collaborare». E Romano accusa sulla Giovanni XXIII
L’AQUILA. «La scelta di non accogliere le richieste di iscrizione alle classi prima e seconda della scuola primaria Gianni Di Genova rientra nella sfera decisionale dell’Istituto scolastico e non è attribuibile a una determinazione dell’amministrazione comunale che è, comunque, pronta a collaborare per individuare un percorso condiviso finalizzato a superare le difficoltà e garantire a docenti, alunni e famiglie la soluzione migliore per lo svolgimento dell’attività didattica». Ad affermarlo, in una nota congiunta, sono il sindaco Pierluigi Biondi e l’assessore Vito Colonna, che aggiungono: «Respingiamo la confusionaria nota della Cgil che, sollevando la questione del rigetto delle istanze, si lancia in uno attacco nei confronti della maggioranza di governo della città. Ricordiamo alla Cgil come sia stato proprio chi è stato scelto per guidare questa comunità ad avviare, finalmente, un piano organico sull’edilizia scolastica, a reperire i fondi necessari in sede Cipess per completarlo, 33,3 milioni di euro, e che sono programmati poli per la formazione dei nostri ragazzi sia nella zona est sia in quella ovest, nonché nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio, di fatto nel centro città. Siamo pronti a confrontarci su temi nodali come quello delle scuole, purché ciò accada con carte alla mano».
Intanto, il consigliere comunale Paolo Romano (L’Aquila nuova) interviene sulla primaria Giovanni XXIII, su viale Duca degli Abruzzi, «unica scuola in centro che l’amministrazione Biondi ha dichiarato di voler restituire alla collettività. Scuola per la cui ricostruzione ci sono 6 milioni di euro. Il bando di affidamento per la progettazione definitiva è stato redatto dal Provveditorato alle Opere pubbliche nel 2020, mentre il verbale di aggiudicazione di gara è di giugno del 2021: da allora sono passati quasi tre anni senza notizie. Eppure nel contratto sono ben specificati i tempi per l’espletamento del servizio, fissati, in 21 giorni netti. Stupisce», insiste Romano, «che, per un lavoro da concludere in 21 giorni, il Provveditorato, dopo quasi tre anni, non senta il dovere di rendere pubblici i fatti e rescindere il contratto per inadempienza. Stupisce anche il silenzio del sindaco, proprietario del bene, che dispensa critiche ad Anac e Ansfisa quando intervengono sul suo operato, ma che tace quando a rimetterci è solo la città. Del resto Biondi non ha alcun interesse nel recupero della Giovanni XXXIII perché la riapertura di quella scuola renderebbe ancora più chiaro ai cittadini quanto sia necessario riportare le scuole in centro. Biondi potrebbe decidere di avocare di nuovo a sé la ricostruzione della Giovanni XXXIII. Dopotutto è commissario straordinario per l’edilizia scolastica proprio dal 2020 e gode di fondi straordinari e di snellimenti procedurali».
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