Scuole: i soldi ci sono, ma è tutto fermo
I soggetti attuatori sono nove tra i quali Comune, Provincia, Soprintendenza. Frazioni all’anno zero
L’AQUILA. La ricostruzione pubblica, non è più un segreto per nessuno, è diventato il vero problema per la rinascita della città. Per toccare con mano lo stato dell’arte si possono fare due cose: dare un’occhiata alle pagine Internet dell’Ufficio speciale (Usra) dove i dati sono snocciolati in maniera abbastanza chiara (una rarità per i siti istituzionali) oppure se non si ha tempo e voglia di spulciare i numeri basta farsi una camminata in centro storico, arrivare ai cosiddetti Quattro cantoni, guardarsi intorno e prendere atto che tre cantoni sono ricostruiti e funzionali (tra cui Palazzo Fibbioni che un privato ha messo a disposizione del Comune per la sede provvisoria) e uno, quello dove ci sono edifici pubblici (ex Convitto, ex bar Eden, ex Biblioteca provinciale, ex Camera di Commercio) attende tempi migliori.
Ma per comprendere ancora meglio il fenomeno qualche cifra è necessaria: la ricostruzione pubblica vale 2 miliardi e 200 milioni di euro, per un totale – oggi – di 607 interventi. Per una serie di intoppi (burocrazia, ritardi fisiologici, uffici oberati di lavoro, ricorsi alla giustizia amministrativa) attualmente “ballano” 400-500 milioni di euro: significa che i soldi ci sono, ma i cantieri tardano. E questo in città. Nelle frazioni, salvo qualche sporadico caso, la ricostruzione pubblica non è nemmeno contemplata: di piazze, sottoservizi, spazi comunitari, luoghi simbolo, non ne parla nessuno, nemmeno i residenti, che sono più interessati a “piazzare” in casa propria la mattonella-ultimo grido, che a riavere al più presto la piazza del paese, magari più bella e funzionale. Eppure in una città che lo Stato sta faticosamente ricostruendo e gli aquilani stanno celermente mettendo in vendita o cercando di affittare (basta farsi un “giretto” nei siti delle agenzie immobiliari) i beni pubblici sono i soli punti fermi, identitari – direbbero i cultori dell’aquilanità – del capoluogo di regione. Buco nero nel buco nero sono le scuole. Ci sono decine di milioni disponibili, ma la ricostruzione degli edifici scolastici (di competenza di Comune e Provincia) è all’anno zero, con lo scandalo del Liceo Cotugno che comprende anche il Liceo Classico che ha aule in più sedi e anche per il prossimo anno si dovrà “arrangiare”. Il Comune nelle ultime settimane con un’intesa con Provveditorato alle opere pubbliche e Autorità anticorruzione sta provando ad attivare procedure più snelle per ridare agli studenti in tempi relativamente brevi aule dignitose. Ma a chi tocca la ricostruzione pubblica? I cosiddetti “soggetti attuatori” sulla carta sono nove. Ma il grosso dei lavori fa riferimento all’Ater (che gestisce quelle che una volta si chiamavano case popolari), al Comune dell’Aquila, al ministero dei Beni culturali (diviso a sua volta tra Segretariato regionale e Soprintendenza unica per il cratere) e al Provveditorato alle opere pubbliche (un ente che dipende dal ministero delle Infrastrutture) che è quello che negli ultimi tempi è finito più degli altri nel mirino. Al Provveditorato fanno capo 169 interventi – quasi un terzo del totale – e in base ai numeri forniti dall’ufficio speciale aggiornati al 30 aprile 2018 ne sono stati conclusi 58. Da più parti si chiede di accelerare i tempi. Ma, come spiega il provveditore Vittorio Rapisarda, non tutto è così semplice come sembra. (g.p.)
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