Scuole sicure, firmano 142 professori

Sottoscritta la lettera aperta alle istituzioni: subito un calendario per la messa a norma di tutti gli istituti
L’AQUILA. È arrivato a 142 il numero delle firme della lettera aperta alle istituzioni, tra cui al presidente della Provincia, Antonio De Crescentiis, sul tema della prevenzione e della sicurezza degli edifici scolastici promossa dal comitato “Insegnanti per L’Aquila”, in cui si chiede un cronoprogramma certo per la messa in sicurezza di tutte le scuole della città. A firmare il documento docenti di ogni ordine e grado. Persino insegnanti universitari si sono uniti alla raccolta di firme, condividendone i contenuti anche a nome degli studenti dell’Ateneo aquilano.
«Vogliamo rilanciare questa nostra iniziativa proprio il giorno delle celebrazioni del 6 aprile come contributo concreto per rendere omaggio alle 309 vittime del sisma del 2009», spiegano gli insegnanti. «È il nostro modo», aggiungono, «per ribadire con forza che solo con la prevenzione sarà possibile assicurare a noi stessi e alle generazioni future la possibilità di convivere con la sismicità del nostro territorio. La paura è un istinto sano, che ci induce a proteggerci. È stato un bene che la notte del 6 aprile di otto anni fa il naturale istinto della paura abbia indotto tante persone a dormire fuori. Diversamente, i morti sarebbero stati migliaia. E se la scossa fosse avvenuta di mattina, altre vittime si sarebbero contate nelle strutture scolastiche e universitarie. Ma proprio perché non si può vivere con la paura è necessario mettersi in sicurezza. Le tragedie non sono frutto della malignità della natura o del fato, ma della negligenza dell’uomo. È nostro dovere di insegnanti insistere perché sia garantita tranquillità agli studenti e alle loro famiglie, lavorando nella direzione di una cultura della sicurezza, al fine di convivere serenamente con le caratteristiche del nostro territorio». È per questo motivo che gli insegnanti dicono di non voler rassicurare nessuno. «Delle disastrose rassicurazioni di otto anni fa abbiamo già contato i morti e celebrato i processi», spiegano. «Affidarsi alla buona sorte e a un ottimismo ingiustificato», concludono, «non fa parte della nostra formazione culturale, né del nostro modo di affrontare i problemi. Ecco il perché della nostra proposta: sentiamo che oggi è nostro dovere lavorare in direzione di una cultura della sicurezza degli edifici scolastici, puntando alla loro progressiva sostituzione con strutture nuove e antisismiche».
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