Scuole sicure, la Cassazione riapre la partita

13 Gennaio 2018

Il comitato dei genitori chiede le certificazioni antisismiche: gli edifici non in regola vanno chiusi

SULMONA. La storica sentenza della Corte di Cassazione, che stabilisce di chiudere le scuole prive di certificato antisismico, scatena la reazione del Comitato scuole sicure. I genitori, infatti, stanno preparando una richiesta al Comune per sapere se le scuole comunali hanno la certificazione cui fa riferimento la sentenza. «Che sia la volta buona», interviene Valentina Iunco, «la sicurezza dei nostri figli deve venire prima di ogni cosa». Anche Carlo Fontana, fra i promotori del Comitato per la prevenzione sismica nell’immediato post terremoto del 2009, esorta a «partire proprio dalla messa in sicurezza delle scuole e delle case per poter dormire sonni più tranquilli». Recentemente, sul fronte dell’edilizia scolastica, la situazione si è sbloccata in viale Mazzini con l’ingresso degli studenti nel Musp ma sono ancora in corso le procedure per i lavori alla primaria Masciangioli. È di questi giorni, invece, la notizia della gara indetta per alcuni interventi alla scuola media Capograssi per circa 2 milioni di euro. Ma all’appello mancano ancora diversi edifici scolastici. La sentenza della Cassazione stabilisce la chiusura a scopo preventivo, in attesa di ristrutturazione o della costruzione di nuovi edifici, delle scuole che non rispettano gli standard di sicurezza in caso di terremoto, anche quando lo scostamento dai parametri è minimo e anche se la struttura si trova in una zona a basso rischio sismico. Ma c’è anche chi come Giorgio Pitassi accoglie il provvedimento con cautela, suggerendo di dover approfondire la questione prima di allarmarsi. Al contrario Alberto Di Giandomenico, coordinatore di Italica, avverte sulla necessità di chiudere le scuole non sicure.
«La sentenza, appena depositata dalla Cassazione, intende mettere al sicuro gli alunni i docenti e il personale anche delle scuole della nostra città», incalza. «Sappiamo che non sono a norma e che il nostro territorio è classificato come zona a massimo rischio sismico. Se gli istituti scolastici non sono in regola con le certificazioni antisismiche, con scostamenti magari anche minimi rispetto alle classificazioni ufficiali, non possono rimanere aperti. Vanno chiusi». Recentemente, sul fronte dell’edilizia scolastica, la situazione si è sbloccata in viale Mazzini con l’ingresso degli studenti nei Musp. (f.p.)
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