Scuole, una lettera-appello a Mattarella

10 Settembre 2019

Il rappresentante degli studenti del Liceo Cotugno chiede di poter incontrare il presidente della Repubblica in visita in città

L’AQUILA. Gli studenti delle scuole di latta chiedono di incontrare il capo dello Stato nella sua visita del 16 settembre. Tommaso Cotellessa, rappresentante degli studenti del Liceo Cotugno, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
LA LETTERA. Ho appreso con immenso piacere», scrive Cotellessa, «la sua volontà di inaugurare l’anno scolastico all’Aquila incontrando gli alunni della primaria Mariele Ventre. Sono certo che tale scelta sia stata determinata dalla ricorrenza del decennale. Sono un ragazzo aquilano di 18 anni, da tre anni rappresentante degli studenti del Liceo Cotugno, al quale sono iscritti circa 1200 studenti. Grazie a quest’esperienza sto imparando l’importanza dello spendersi per gli altri, la necessità delle rappresentanze e la bellezza della buona politica. Il mio percorso, come quello dei miei coetanei, è stato profondamente segnato dal sisma, che ha gettato un’intera popolazione nell’incertezza e nell’impotenza».
IL RACCONTO. «Dieci anni fa», aggiunge il rappresentante del Cotugno, «avevo 8 anni e frequentavo la seconda elementare. Dopo quel 6 aprile la mia famiglia, come molte altre, è stata costretta a trasferirsi sulla costa per otto mesi. In questo periodo ho vissuto la condizione del “sopravvissuto”. Ho assaporato la bellezza della solidarietà ma anche gli sguardi di quelli per cui ero “il terremotato”. Nel frattempo molti dei miei compagni di classe facevano scuola nelle tendopoli, oppure alloggiavano negli alberghi. Questo ha provocato un vero e proprio terremoto sociale mettendo a repentaglio i rapporti interpersonali di ognuno di noi. Dopo questo periodo in cui ho vissuto a Pescara sono tornato all’Aquila con la speranza di ritrovare la città che avevo lasciato prima del sisma. Invece ho visto la precarietà di una città ferita, ho vissuto nelle casette del Progetto Case, ho visto i volti dei miei concittadini colpiti e mutati. Ho affrontato il trauma psicologico del ritorno in una città che non riconoscevo più, ho visto crollare, oltre ai palazzi, le sicurezze degli adulti che erano per me punto di riferimento. In tutto ciò la scuola è sempre rimasta un presidio sociale e un punto di incontro per i giovani aquilani, ed è necessario che le venga riconosciuta l’importanza che ha avuto nel difficile processo di ricostruzione del tessuto cittadino, ancora in corso».
SCUOLA SPEZZATINO. «A oggi», scrive ancora Cotellessa, «la città sta pian piano rinascendo e tra i palazzi ricostruiti e quelli ancora puntellati, è rinata una comunità, ma il mondo scolastico vive ancora nella precarietà. Nessuno degli edifici scolastici crollati nel 2009 è stato ricostruito. La mia scuola è divisa in quattro sedi poiché non possiamo rientrare nel nostro edificio. La ricostruzione degli edifici scolastici è al palo e troppi studenti fanno ancora nei moduli a uso scolastico provvisorio ma diventati per noi permanenti... per noi una sorta di container di lusso che ci hanno consentito, e ci consentono ancora, di fare scuola nonostante tutto. Ma resta il fatto che non parliamo di edifici veri e propri, ma di strutture perlopiù scadute da anni che necessitano di un’importante manutenzione. Inoltre in onore del decennale sarebbe stato normale che lei fosse venuto a inaugurare l’anno scolastico in una scuola ricostruita, sarebbe stato il vero segno di rinascita e cambiamento, invece viene in una scuola che a dieci anni dal sisma è ancora in una struttura provvisoria... In questo lungo periodo di precarietà che abbiamo vissuto, e continuiamo a vivere, ci siamo spesso sentiti abbandonati e traditi dalle istituzioni, ma non abbiamo perso il loro senso e l’appartenenza al nostro territorio».
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