Seconde case di Amatrice saranno pagate per intero

L’AQUILA. «Risarciremo i danni del sisma anche per le seconde case». Lo ha detto davanti alla Commissione ambiente della Camera Vasco Errani, commissario per la ricostruzione delle aree colpite dal...
L’AQUILA. «Risarciremo i danni del sisma anche per le seconde case». Lo ha detto davanti alla Commissione ambiente della Camera Vasco Errani, commissario per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 24 agosto. Una dichiarazione quella di Errani che ha fatto subito scattare il confronto con quanto accaduto all’Aquila nel post-sisma 2009. Per il capoluogo l’ordinanza da prendere in considerazione è la 3779 del 6 giugno del 2009 che in sostanza dice che per le prime case l’indennizzo sarà al cento per cento mentre per «immobili diversi da quelli adibiti ad abitazione principale nonché di immobili a uso non abitativo danneggiati è riconosciuta la copertura fino all’80 per cento e fino a un massimo di 80.000 euro». Ieri già qualcuno esclamava: ecco vedete, Amatrice viene trattata meglio dell’Aquila. Ora a parte il fatto che nella zona di Amatrice, se non si rifanno le seconde case significa che almeno il 60 per cento del patrimonio edilizio rischia di restare a livello di rudere, va detto che all’Aquila le seconde case che sono dentro gli aggregati vengono rifatte, e come.
Quindi sostenere che all’Aquila (e in particolare nei centri storici) le seconde case non si possono rifare è sostenere una cosa non vera.
Il problema in verità si pose per parecchie seconde case fuori aggregato, e quindi singole, che con le normative originarie rischiavano di non poter essere ricostruite (la questione fu posta in particolare dai sindaci dei Comuni “minori”). Grazie a un emendamento della senatrice Pd, Stefania Pezzopane, la questione è stata sanata. Oggi intanto dovrebbe essere pubblicato il decreto del governo relativo ai provvedimenti per il terremoto del Centro Italia che prevedono anche sostegni alle imprese. La stima dei danni provocati dal sisma del 24 agosto (beni culturali, edifici pubblici, aziende e case) è di circa 4 miliardi di euro.(g.p.)
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