Sede politica nella casa all’asta Blundo ferma il pignoramento

L’iniziativa della parlamentare blocca il procedimento esecutivo a Sulmona Esposto in Procura di uno dei creditori, la senatrice: «Sono dispiaciuta per lui»
L’AQUILA. L’iniziativa della senatrice del Movimento 5 Stelle Enza Blundo ha bloccato il pignoramento e la messa all’asta di un immobile di Sulmona nella disponibilità di un uomo vittima di usura. Il procedimento esecutivo è stato interrotto. La vicenda raccontata dal Centro lo scorso 25 giugno ha avuto sviluppi. La stessa parlamentare ha inviato, nei giorni scorsi, al tribunale di Sulmona la documentazione che attesta l’esistenza di fondi a disposizione della persona vittima di usura. In attesa dell’effettiva erogazione, una volta superate le difficoltà burocratiche denunciate, la parlamentare aquilana sta monitorando costantemente la situazione anche con l’ausilio di alcuni legali.
IL CASO DI SULMONA. «Ho istituito il mio ufficio politico nell’abitazione finita all’asta. Da questa attività è scaturito un esposto alla Procura della Repubblica da parte di uno dei creditori. Vengo accusata di aver commesso un atto illecito, ma così non è. E posso dimostrarlo con carte alla mano», spiega la senatrice. «È nelle mie facoltà di cittadina al Senato, quella di poter eleggere uffici politici e questa operazione, così come quella eseguita all’Aquila nel giugno del 2016, è servita a impedire che un’intera famiglia venisse cacciata dalla sua abitazione».
IL PRECEDENTE. «L’elezione del mio ufficio politico all’Aquila, nel domicilio di una signora di 91 anni invalida e allettata, ha determinato l’avvio di una nuova rateizzazione accettabile che ora stanno rispettando. Solo a seguito della mia azione si sono resi disponibili a rinegoziare le rate, mentre da anni veniva vessata dalle banche che avevano sempre negato il dilazionamento del dovuto».
GLI SVILUPPI. «Ho dato comunicazione dell’elezione del mio nuovo ufficio politico di Sulmona, così come contemplato dalla legge, al presidente del Senato, al prefetto, al questore, al comandante dei carabinieri di Sulmona, al comandante della Guardia di Finanza e al sindaco di Sulmona», prosegue la senatrice Blundo. «Nella comunicazione, l’immobile diveniva un bene protetto e, in quanto tale, scevro da ogni possibilità di intromissione da parte di terzi e da atti di esproprio. Il fine è stato quello di tutelare un padre di famiglia, vittima di usura, che aveva già il diritto di essere risarcito dallo Stato e non trovo giusto che i ritardi burocratici penalizzino i suoi cari, costringendoli a uscire di casa. Tuttavia sono altrettanto dispiaciuta per il cittadino che si trova nella condizione di creditore. Sono entrambi cittadini che hanno diritto ad avere giustizia», conclude Blundo.(e.n.)
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