«Sedi comunali fin troppo care» Pd all’attacco sui costi degli affitti

11 Ottobre 2024

Dal progetto di un polo unico a quello diffuso, fino all’attuale situazione di stallo «a ricasco dei cittadini» Per l’opposizione ammonta a circa 1 milione l’anno la spesa sostenuta dalla collettività a favore di privati

L’AQUILA. «Pur avendo 35 milioni in cassa sin dall’insediamento, Biondi e i suoi assessori non sono stati in grado di muovere un passo. E la collettività continua a sopportare costi per gli affitti pari a un milione di euro l’anno». Il Partito democratico dell’Aquila attacca l’amministrazione sulle sedi comunali. E lo fa senza peli sulla lingua, calcoli alla mano, nel corso di una conferenza stampa andata in scena ieri nella sede dei dem, alla presenza del segretario cittadino Nello Avellani, e dei consiglieri comunali Stefano Albano e Stefania Pezzopane. Una situazione, quella della dislocazione delle sedi del Comune, messa in risalto a partire dalla contraddizione tra vecchi propositi e nuove linee di indirizzo. «La passata amministrazione di centrosinistra aveva lavorato al progetto di una moderna sede unica comunale nell’area dell’autoparco che, nel tempo, ha cambiato destinazione da artigianale a commerciale, residenziale e per i servizi. Era prevista la realizzazione di un grande parcheggio multipiano nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo. Si intendeva dotare la sede, inoltre, di un asilo nido e di un Cral a servizio dei dipendenti. In quella visione, a Palazzo Margherita sarebbero rimasti gli uffici istituzionali (consiglio, sindaco, giunta, gruppi consiliari) e gli uffici della cultura. Un progetto che aveva stimolato un’ampia discussione, anche nel centrosinistra, ma su cui si era ottenuto un finanziamento di 35 milioni di euro», ricordano. «Il 31 maggio 2017, a poche settimane dalle elezioni comunali, venne consegnato il documento che l’amministrazione aveva commissionato all’Università dell’Aquila al fine della mitigazione del rischio idraulico indotto dal fosso di San Giuliano, sull’area individuata. Da allora sono passati 7 anni e mezzo». Quindi sottolineano come «l’amministrazione di destra avesse tutto il diritto di immaginare una soluzione diversa per la sistemazione degli uffici comunali rispetto al progetto ereditato. In quasi 8 anni, però, non si è stati capaci di definire un’alternativa concreta e sostenibile». Fino al punto in cui, «rispondendo a un’interrogazione dei consiglieri di opposizione, nel dicembre 2022, il vicesindaco Raffaele Daniele ha messo nero su bianco la confusione amministrativa della giunta. Stando alle parole del vicesindaco, in un primo momento si era pensato di realizzare una sede comunale di 26mila metri quadrati nell’ex Psichiatrico di Collemaggio, se non fosse che, in seguito, si è fatto marcia indietro progettando – ancora soltanto a parole – di realizzarvi un polo scolastico. Quindi, si è stabilito di optare per una sede diffusa su più edifici in centro storico: oltre a Palazzo Margherita e Palazzo Fibbioni, l’ex scuola De Amicis a San Bernardino, l’ex regio Liceo a Santa Maria di Farfa e il palazzo ex Littorio in via Sassa. Peccato che non ci fosse alcun piano della mobilità, e tantomeno un adeguato piano parcheggi. Sta di fatto che erano due gli step previsti: entro il 2021, alcuni uffici sarebbero stati trasferiti alla ex De Amicis, con la rifunzionalizzazione di Palazzo Margherita e Palazzo Fibbioni; entro il 2025, invece, si sarebbe proceduto al trasferimento degli altri uffici all’ex regio Liceo e al palazzo ex Littorio. Ovviamente, siamo ancora all’anno zero. Fallita l’idea di realizzare una moderna sede unica alle porte del centro storico, come pure è fallita l’idea di realizzare una sede diffusa in centro storico. Intanto, 35 milioni sono fermi nelle casse comunali e, ogni anno, le aquilane e gli aquilani sborsano 1 milione di euro delle loro tasse per pagare fitti passivi a imprenditori». Dem che infine invocano l’intervento della Corte dei conti, augurandosi che intervenga al più presto su una vicenda fatta di «inerzia amministrativa, incapacità progettuale e sperpero di risorse pubbliche».
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