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Innovazione «Progettualità mancata» Il 'Corriere Innovazione' - inserto del Corriere della Sera dell'11 giugno - ha inserito L'Aquila fra le 10 città che 'vanno', per quanto riguarda l'innovazione....
Innovazione
«Progettualità
mancata»
Il 'Corriere Innovazione' - inserto del Corriere della Sera dell'11 giugno - ha inserito L'Aquila fra le 10 città che 'vanno', per quanto riguarda l'innovazione.
Il giudizio è dovuto a quella che la pubblicazione definisce "una innovazione radicale, in una città toccata da un terremoto disastroso"; innovazione che non poteva che nascere nell'Università e che consiste in un progetto di monitoraggio da remoto della stabilità della Basilica di Collemaggio, attraverso una rete senza fili.
E così veniamo a sapere che, della 'smart city' tanto propagandata, che doveva essere il concetto ispiratore della ricostruzione, almeno un'idea sarà realizzata….grazie all'Università.
Ma poi ci chiediamo, sforzandoci di andare oltre il ricordo del dramma, dove siano finite le promesse di progettazione globale e razionale per la rinascita della città, alle quali non è stato dato alcun seguito e che si sono rivelate del tutto illusorie.
Questo fallimento si legge non solo nello stato attuale del patrimonio edilizio e urbanistico, ma anche e soprattutto nella difficoltà di ricreare relazioni e tessuti sociali normali; si legge nel senso di provvisorietà che ancora oggi segna la vita quotidiana di chi è rimasto in città.
Molto probabilmente, in un futuro purtroppo non ancora all'orizzonte, si ricreerà una 'civitas', un luogo ove la vita possa tornare a svolgersi armonicamente, sia nelle relazioni interpersonali e sociali che nei rapporti con le funzioni amministrative e collettive. Ma queste opportunità non dovevano scaturire dal grande sforzo economico reso disponibile per la ricostruzione? Cioè, l'impegno economico, non doveva essere 'speso' all'interno di un progetto, o almeno di una visione complessiva e di linee guida per la rinascita urbanistica e sociale, fortemente interconnesse fra loro?
Invece, finora, dopo oltre 6 anni dal sisma, non si è saputo dar corpo nemmeno all'idea tanto sbandierata di 'L'Aquila, più grande cantiere d'Europa'. Peggio: il settore dell'edilizia è tuttora quello maggiormente in crisi occupazionale della regione. Non è proprio possibile controllare l'impiego della manodopera nei nostri cantieri?
Tuttavia, quello che più colpisce è ancora l'assenza di un'idea-guida per la rinascita della nostra città.
Da quali aspetti urbanistico-sociali sarà caratterizzata L'Aquila della rinascita?
Su questo aspetto centrale, sia pure con tanto grave ritardo, quali sono le convinzioni e gli impegni dei nostri amministratori? Dobbiamo accettare come definitiva l'immagine pietosa delle new town?
Squallidi esempi disastrosi di un'emergenza gestita male, per incuria e anche per fini speculativi, sotto gli occhi del 'padrone di casa', che hanno distrutto - più di quanto avesse già fatto il sisma - la realtà e l'immagine di una città e di un centro storico fra i più importanti d'Italia?
Senza voler fare paragoni eccessivi, pensando, ad esempio, a come Berlino ha affrontato il problema nella ricostruzione post-bellica e post-riunificazione, ma anche solo guardando più vicino a noi: alla ricostruzione post-terremoto in Emilia, ove si è agito anche con meno risorse esterne, come si può giustificare l'azione politica e amministrativa con cui si affronta il problema a L'Aquila?
O si pensa che ci si possa vantare di qualche fiore all'occhiello, come l'Auditorium di Renzo Piano o il restauro di San Bernardino?
Insomma, quale futuro ci attende? E cosa si sta facendo per realizzarlo?
Non abbiamo il diritto di conoscerlo, di sapere quale idea complessiva si persegue per la rinascita della città?
E' difficile immaginare che, alla fine, qualcuno ci ricorderà che i soldi stanziati sono stati tanti e che sarà molto difficile scaricare all'esterno le responsabilità che sono nostre?
Nostre: di una classe dirigente e professionale, di una classe politica e amministrativa, giustamente giudicate non adeguate per un compito così importante e delicato.
Il nuovo Governo Regionale, uscito da quello autorottamatosi per iperbolica produzione ormonale ed altro, ci dirà quanto fatto e progettato per il Capoluogo di regione a distanza di un anno dall'insediamento e ce lo dirà, si spera, entro le nostre mura cittadine.
avvocato Antonio Valentini
Presidente associazione
"Insieme”

