segnalazioni e interventi

29 Gennaio 2015

brico I lavoratori replicano all’azienda In relazione alla nota di Aleandri pubblicata su “Il Centro” del 27 gennaio vogliamo chiarire: «Nella nota l’azienda parla di licenziamenti legittimi, cioè...

brico

I lavoratori replicano

all’azienda

In relazione alla nota di Aleandri pubblicata su “Il Centro” del 27 gennaio vogliamo chiarire: «Nella nota l’azienda parla di licenziamenti legittimi, cioè effettuati “nel pieno rispetto dell’attuale legislazione del lavoro” e aggiunge che “sono state licenziate le ultime quattro persone assunte in ordine temporale”. In realtà i licenziamenti in oggetto sono stati effettuati sotto la legge Fornero e il cosiddetto Jobs Act di Renzi, fortunatamente, non è retroattivo, quindi a questi licenziamenti si applica ancora la normativa sul lavoro, così come modificata dalla Fornero.

Nella legislazione vigente prima dell’entrata in vigore del Jobs Act, si riteneva illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo qualora, subito dopo di esso, veniva assunto in qualsiasi forma, personale altro a svolgere le stesse mansioni dei lavoratori licenziati. Questo è accaduto: dopo il licenziamento di 4 unità a tempo indeterminato, ne sono state assunte 5 a tempo determinato tramite agenzia interinale (per evitare il pericolo dell’”illegittimità”) e tra queste, la lavoratrice assunta come ultima in ordine temporale, quindi l’ultima a dover essere “ripescata” in caso di necessità aziendale, guarda caso l’unica che non ha impugnato il licenziamento. L’azienda ha rifiutato i contratti di solidarietà, ha rifiutato la richiesta di part-time anche verticale fatta dalla sottoscritta sin dal momento della sua assunzione e ribadita al momento della conciliazione, ha imposto alla stessa l’aumento del livello (e quindi del salario) poco prima di licenziarla e adesso viene a dire che la conciliazione è impossibile? Allora non parliamo di legittimità, ma di “liceità” dei licenziamenti, che viene meno se le ragioni addotte per gli stessi “non sono attuali e concretamente riscontrabili” e i fatti indicano quantomeno che tali ragioni non sono concretamente riscontrabili e la cittadinanza aquilana, a cui si appella l’azienda, lo sa.

Luigia De Biasi

Slai Cobas s. c.

centro storico

Rinascita

e multe

Sabato sera, 24 gennaio 2015, dalle 18 in poi. Vado in macchina verso il centro città, per assistere a un concerto tenuto al ridotto del teatro comunale. Parcheggio nei dintorni, rasente un muro, in un punto in cui sono ancora ben chiare le strisce bianche a terra a delimitare lo spazio per le macchine.

Tutt’intorno non c’è nessuno, deserto. La mia macchina di certo non dà fastidio, la strada è larga, sgombra, niente traffico. Ripeto: non c’è nessuno.

E vado al concerto, il Ridotto non al completo, abbastanza pieno, parecchi posti vuoti. Insomma, siamo degli aquilani che colgono una buona occasione per ritrovarsi in centro città.

Esco e torno alla mia macchina, che trovo vistosamente ornata da una multa per sosta in zona proibita.

È la seconda volta che prendo una multa in quella zona, avevo accuratamente evitato di mettere la mia macchina in un punto dove l’anno scorso me ne avevano fatta un’altra, e che, però, stava pieno di macchine indisturbate e non multate.

Da parecchio tempo non mi arrabbiavo tanto. Ci sarà anche stato un segnale di divieto di parcheggio, ma è altrettanto vero che lo spazio prima normalmente usato per le macchine in quella zona è stato chiuso e recintato con delle catenelle.

Facile cacciare via la gente con un segnale, che pure potrebbe essere usato con un minimo di elasticità mentale, evidentemente estranea ad aquilani tosti, rocciosi e ligi al dovere.

Difficilissimo, evidentemente, quasi impossibile, accogliere la gente, che vuole ripopolare il centro.

Come la mettiamo? Dobbiamo definitivamente spostarci verso le periferie? Lontane dalla città vecchia, ma spaziose, con parcheggi comodi e posti sufficienti per tutti.

Però vorrei sapere dove devo mettere la macchina per andare al Ridotto. Sempre che chi governa la città voglia che questo locale, costruito in tempi recenti con danaro pubblico, abbia un suo pubblico per spettacoli e concerti.

Come parte del pubblico del Ridotto del teatro comunale mi auguro che la desertificazione del centro storico provocata dal sisma non peggiori per mano umana.

Emanuela Medoro

L’Aquila