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Ricostruzione «Le frazioni sono tutte uguali» Sia all'Aquila che nei comuni del cratere sono tanti i proprietari di una sola casa i quali, senza avere seconde case o altre opportunità, sono...
Ricostruzione
«Le frazioni
sono tutte uguali»
Sia all'Aquila che nei comuni del cratere sono tanti i proprietari di una sola casa i quali, senza avere seconde case o altre opportunità, sono condannati ad attendere ancora a lungo, dopo aver già atteso oltre 6 anni, e costretti a pagarsi un affitto o ad andare via da questa città visto che i criteri programmatici della ricostruzione stanno imponendo priorità di altro tipo. L'unica priorità che deve essere garantita è quella di riparare le prime case ovunque esse si trovino e non garantire questa priorità soltanto alle frazioni maggiormente colpite. E' assolutamente ingiusto che nel processo di ricostruzione vengano penalizzati i cittadini e le cittadine che risiedevano in una frazione meno danneggiata di altre. Quei cittadini e quelle cittadine oggi vivono nelle stesse identiche condizioni di tutti gli altri. Chiunque risiedeva in una casa che rappresentava la sua unica abitazione dev'essere oggi considerato alla pari di chiunque altro, in qualsiasi area geografica della città risiedeva prima del sisma del 6 aprile 2009.
Quanto detto si collega e va di pari passo all'altro punto nodale di questa ricostruzione che è la valorizzazione delle frazioni del comune dell'Aquila e, di conseguenza, il recupero dei nostri borghi storici, alcuni dei quali rischierebbero veramente un completo spopolamento se venissero attuati i criteri che questa amministrazione sembra voler perseguire.
Stefano Frezza
Sassa
san bernardino
«Il tempio anche
della musica»
La solennità che punteggerà il 2 maggio prossimo il rientro delle spoglie di San Bernardino da Siena nel suo immenso tempio, bellezza altissima dell’arte, non potrà non volgere la città al richiamo affinché torni in esso la grande musica europea che librò L’Aquila nelle più elevate vette della cultura mondiale. Con le radici nel nome del Santo che “…raccomandando il suo spirito al Signore, mandò fuora l’anima Santa il giorno 20, di Maggio dell’Anno 1444, a hore 22, mentre nel Vespro si cantava in coro Al Magnificat l’Antifona…”. Il rinnovato simbolo della città, che s’erge nel cielo, col sole che volle a metà del ‘400 Bernardino degli Albizzeschi e che da allora risplende in Siena ed in tutte le contrade dell’Occidente, i cui raggi d’oro illuminano i pellegrini lungo il “cammino di Santiago di Compostela”, è pronto a riprendere il suo percorso di fede e nell’arte tutta aquilana, la cui espressione è data dal mausoleo del Santo (opera di Silvestro dell’Aquila), ma anche dalla grande musica che in ogni tempo ivi si elevò nelle espressioni più alte. Per i moderni, restano punto fermo le note della Passione secondo San Giovanni di Bach dell’Orchestra e Coro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia (direttore Hermann Scherchen), ascoltate il 3 settembre del 1950, da circa seimila spettatori (compresa una delegazione di Senesi), per la celebrazione del quinto centenario della canonizzazione del Santo.
Fu un quinto centenario musicale - svolto sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi - perché entrarono nella basilica i grandi del tempo, come l’organista Fernando Germani, con le musiche di Frescobaldi, per giungere all’apoteosi, data il 20 e 21 settembre , dall’Orchestra Wiener Symphoniker ed il Singverein der Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna diretti da Herbert von Karajan, che eseguirono la Missa Solemnis di Beethoven. Karajan riservò all’Aquila la sua “due giorni”, prima di fermarsi a Milano, senza toccare altre città, compresa Roma. Fu stagione o festival di lancio della “città della musica” aquilana, i cui traguardi furono sempre più elevati e noti oltreoceano e al di là ed al di qua dell’Europa, divisa allora dal muro di Berlino. Entro il “grande auditorium” della città, come Nino Carloni soleva indicare la basilica bernardiniana, s’ebbe l’insegnamento, non disgiunto dalla grande musica, alla pacificazione dei popoli europei “cantata” con forza ed autorevolezza da Giovanni Giantudesco (San Giovanni da Capestrano) difensore della fede contro l’invasione dei turchi di Vienna e dell’Europa.
Insomma, dal 2 maggio prossimo una buona fetta della città riprenderà a palpitare nel segno bernardiniano, a cui dovrà aggiungersi la musica, per ricreare l’anima secolare aquilana.
Amedeo Esposito

