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ASSISTENZA POPOLAZIONE «Quel sottile ricatto» In questi giorni molti aquilani, ospiti dei vari fondi immobiliari, stanno ricevendo una lettera del comune dell’Aquila che “invita” a presentarsi entro...
ASSISTENZA POPOLAZIONE
«Quel sottile
ricatto»
In questi giorni molti aquilani, ospiti dei vari fondi immobiliari, stanno ricevendo una lettera del comune dell’Aquila che “invita” a presentarsi entro e non oltre per definire la loro posizione. Io sono uno di quelli. Ci vado e, dopo una fila estenuante fatta soprattutto di anziani, arriva il mio turno. Scopro che, contrariamente ai patti iniziali, che prevedevano una permanenza di sei mesi in sei mesi, sino a 60 mesi, stante la situazione di necessità, io devo lasciare in tempi brevi la mia casa al fondo immobiliare e trasferirmi in un progetto Case o Map. Faccio presente che io il fondo immobiliare a suo tempo (ottobre 2011) l’ho subito, in quanto nel censimento dell’agosto 2009 avevo messo come prima opzione il progetto Case, come seconda opzione un Map, come ultima opzione una casa o il Cas. Dopo essere rimasto sotto le macerie non avevo voglia di rientrare in una casa di mattoni e cemento. Mi verrà detto al colloquio successivo, anche questo dopo una estenuante fila sotto le ferie di Natale presso la caserma della Guardia di Finanza, che io non aveva diritto al progetto Case e/o Map in quanto single e giovane. Mi faccio un anno in una camera della caserma della Guardia di Finanza poi arriva una disponibilità e guarda caso si tratta di un appartamento del fondo immobiliare, faccio presente la mia paura per tutto ciò che è mattone (umana, troppo umana) ma la paura non è tra i requisiti. “Lei ha tre giorni di tempo per lasciare la caserma e andare nell’appartamento che le è stato assegnato”, bene andiamo. Entro nell’appartamento vuoto, e come me tanti altri compagni di sventura. Dormo e mangio per qualche giorno a casa di amici in attesa di un letto, qualche sedia, un tavolo, una lavatrice… Compro ciò che serve ad una dignitosa sopravvivenza. Il fondo immobiliare diventa il mio quartiere, stringo rapporti, faccio mio il panorama, cerco di sentirmi a casa, per dormire prendo dei sonniferi. Dal primo giorno pago io tutte le utenze . Sostituiamo noi le lampadine della scala comune, chiamiamo noi la manutenzione dell’ascensore un giorno rotto e l’altro pure (io non l’ho mai preso ma la vecchietta del terzo piano con la spesa non poteva farne a meno), il citofono e l’apriporta mai funzionato. Oggi mi viene detto: “contratto inutile lei deve andare in un progetto Case, c’è la disponibilità”. Bene. Prendi tutto ciò che con enormi sacrifici hai comprato e buttalo o regalalo perché li, nell’alloggio Case, c’è tutto. Ci sono piatti, bicchieri e posate usati da chissà chi. Ci sono materassi su cui avranno dormito chissà quali persone. Ma adesso stai a fare il difficile? Cosa vuoi di più? Vorrei un po’ di serenità. Non vorrei sentirmi come un pacco postale da recapitare ad un indirizzo inesistente. Vorrei sentire ancora la mia dignità di uomo che ha sentimenti, esigenze, forse manie o anche fobie, ma sono mie, ce l’ho, e tu cara assistenza alla popolazione non hai il diritto di violentarmi in questo modo. Al “mio” tavolo, alle “mie” posate, ai “miei” materassi ci sono affezionato, li ho pagati. Posso avere ancora qualcosa di mio? L’impiegato dell’ufficio mi capisce e quasi piange con me ma non può farci nulla, può darmi un piccolo monolocale di 35 mq e devo anche pagare il canone di locazione. Eppure io ero proprietario di casa mia. Gioco l’ultima carta: “ho letto sul quotidiano che il sindaco ha ribadito l’intenzione di favorire l’acquisto di questi appartamenti a chi già ci stava dentro, è possibile percorrere questa strada?” L’impiegato mi guarda con aria di commiserazione e mi dice: “e lei crede ancora a queste uscite del sindaco?” Ho capito tutto. Io non credo più a niente. Io credo solo che questa gestione amministrativa ha affamato ed impoverito questa città. Io ho capito solo che questa città fa di tutto per mandarti via e inizio a capire chi ha fatto la scelta di andarsene all’indomani del terremoto. A distanza di più di cinque anni mi pento solo di non aver detto: “al diavolo tutto e tutti, me ne vado altrove”. Ma amo questa mia città e allora da domani mi metterò in movimento, cercherò una “mia” casa in affitto, fregandomene dell’assistenza alla popolazione, se le tenessero le loro case chiuse, i loro Map cibo preferito da tarme topi e scartafacci, il loro progetto Case che rischia di fare la fine delle pedine del Domino quando ne cade una (balconi di Cese docet), cercherò di sottrarmi a questo bastardo ricatto, e voglio sperare di non incappare in qualche sfruttatore della disperazione che mi chiederà, per un buco d’appartamento la stessa cifra che mi chiederebbero a Piazza di Spagna. Ma tutto questo il nostro sindaco lo sa?
lettera firmata

