Segregata in casa per 5 anni Marito violento a giudizio

Un celanese di 69 anni accusato di aver ridotto la compagna in uno stato di schiavitù Costretta a dormire sul pavimento e al freddo, chiusa a chiave in uno sgabuzzino
CELANO. Costretta a dormire per terra, al buio, chiusa a chiave in uno sgabuzzino, al freddo. Era stata ridotta in uno stato di schiavitù dal marito, secondo l’accusa del tribunale di Avezzano, una straniera di 54 anni. Con l’accusa di maltrattamenti, l’uomo è stato rinviato a giudizio dal gup Maria Proia. A febbraio dell’anno prossimo dovrà comparire davanti al giudice Marianna Minotti. Si tratta di un celanese di 69 anni, B.C., difeso dall’avvocato Domenicantonio Angeloni. Stando alla pubblica accusa, l’uomo (omettiamo il nome per tutelare la presunta vittima) avrebbe impedito alla 54enne di accendere i termosifoni e di utilizzare l’acqua calda. In una occasione l’avrebbe anche aggredita con un coltello da cucina, minacciando di spaccarle la testa. Una situazione insostenibile quella raccontata dalla donna, un regime di vita penoso e umiliante a cui sarebbe stata costretta per circa cinque anni. La donna, una ucraina di 54 anni, difesa dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, a partire dal 2014 sarebbe stata più volte minacciata dal marito, costretta a dormire sul pavimento della sala da pranzo perché non la voleva in camera. Lei avrebbe così deciso di trasferirsi in una casa di campagna, ma a partire da quel momento le azioni vessatorie dell’uomo si sarebbero intensificate. Il marito avrebbe cambiato la serratura del portone per impedirle di entrare e avrebbe minacciato di spaccarle la testa se non se ne fosse andata, sbarrando le finestre con tavole di legno. Avrebbe infine staccato il contatore elettrico, facendola vivere per giorni al buio e al freddo.
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