Segregate in casa e violentate dal padre

8 Maggio 2019

L’incubo di due minorenni svelato dai servizi sociali. Il pm: «Madre complice». I legali della coppia: «Si sono contraddette»

AVEZZANO. Segregava le figlie in casa, picchiandole e abusando di loro. Con queste accuse il padre delle due ragazze dovrà presentarsi davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Avezzano, Maria Proia. La mamma, secondo le accuse, è stata complice dei maltrattamenti in alcune occasioni. L’uomo, un avezzanese (omettiamo le generalità per tutelare le minori), secondo la tesi accusatoria, legava al divano le due ragazze e le violentava.
Un lungo incubo, quello vissuto da due ragazze di 14 e 16 anni, costrette a subire per mesi gli abusi sessuali e le violenze dei genitori. I due coniugi, residenti in un comune della Marsica, sono accusati di numerosi reati dalla Procura di Avezzano (pm Lara Seccacini), che ha concluso le indagini sui presunti atti di violenza chiedendo il rinvio a giudizio. Il gup deciderà il 18 giugno. Moglie e compagna devono rispondere anche di ingiurie, percosse e lesioni.
Secondo quanto emerso dalle indagini, le ragazze, la figlia e la figliastra dell’uomo, venivano prese a schiaffi e calci, oltre a essere torturate anche con utensili da cucina.
«Venivano minacciate», secondo l’accusa, «in modo da rendere la loro convivenza con i genitori dolorosa e intollerabile». Non avevano neanche la forza di reagire o di denunciare i soprusi. Sono stati i servizi sociali a far emergere questa presunta situazione surreale, vissuta all’interno delle mura domestiche. Il padre, secondo quanto accertato, a volte si ubriacava, ma indipendentemente dall’effetto dell’alcol, le picchiava. La stessa sorte toccava anche alla compagna, che veniva aggredita davanti agli occhi delle figlie minorenni terrorizzate. Spesso l’uomo danneggiava gli arredi dell’abitazione, gettava a terra bottiglie di birra e altre suppellettili trasformando la casa in un campo di battaglia.
Sia il padre che la madre non contribuivano adeguatamente alla cura e all’igiene delle figlie, non provvedevano a farle mangiare, lasciandole frequentemente a digiuno, né le sottoponevano ai necessari accertamenti medici, oppure alle terapie da somministrare loro, come quella per l’ipoglicemia, le convulsioni e le allergie alimentari. Una vita ai limiti della sopravvivenza, quella che erano costrette a vivere le ragazze, che non potevano avere neanche una vita sociale. Venivano lasciate sole in casa per tutto il giorno e anche di notte e chiuse a chiave nelle loro stanze erano costrette a pulire la casa. Dovevano portare la legna e, nel caso in cui non avessero provveduto in tal senso, venivano picchiate duramente e chiamate «bestie». Queste le accuse.
Ma per i difensori dei due genitori, gli avvocati Mario Flammini e Andrea Tinarelli, «si tratta solo di ipotesi che dovranno trovare conferma nelle opportune sedi, anche alla luce delle contraddizioni emerse tra le due ragazze nel corso dell’incidente probatorio».
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