Sei anni anche in appello al “nonno orco”

11 Luglio 2017

Confermato l’esito di una vicenda scabrosa maturata tra le mura domestiche. La parte lesa: dovrebbero arrestarlo

L’AQUILA. Sei anni di carcere, danni civili da pagare e una serie di interdizioni perpetue di varia natura che non erano state inflitte in primo grado.
Anche in appello, dunque, i giudici hanno riconosciuto colpevole un nonno di 71 anni accusato di atti sessuali sulla nipotina, un fatto gravissimo consumato in un Progetto case. Una sentenza davvero importante, dunque, su uno dei casi giudiziari più scabrosi avvenuti nell’Aquilano nel post-sisma. Un verdetto pesante che, comunque, non soddisfa in pieno una parte civile che confidava in un arresto immediato dell’accusato. Quello ci potrà essere in caso di conferma della decisione anche in Cassazione.
Di più non si può dire dell’imputato per il rispetto del diritto alla riservatezza della minorenne. Può solo aggiungersi che i fatti sarebbero successi in un periodo compreso tra il 2011 e il 2013 in una popolosa frazione del Comune dell’Aquila. E un aspetto tutt’altro che rassicurante è il fatto che, quanto avvenuto, non scaturisce da un ambiente degradato, ma in un contesto familiare cosiddetto «normale». Ieri la Corte d’appello, ha accolto in pieno le conclusioni del pg in aula, Domenico Castellani, sostenute dalle parti civili rappresentate dai legali Ferdinando Paone e Francesco Valentini. Il Pg, infatti, aveva invocato la conferma della sentenza di primo grado, poi assecondata dal collegio, al termine di una camera di consiglio molto lunga anche perché i giudici dovevano decidere su più cause, ma questa era di gran lunga la più importante.
Secondo le accuse i fatti sarebbero successi, per l’appunto, nell’abitazione del nonno. E sarebbero venuti fuori dopo che la piccola li avrebbe raccontati alla sorella e costei alla madre. La denuncia è stata conseguente a quel racconto e la magistratura ha subito avviato l’indagine ascoltando, tramite una “audizione protetta”, la piccola all’interno di locali riservati del Tribunale per i minorenni.
La bambina avrebbe raccontato una certa verità che secondo le accuse coinciderebbe, almeno in parte, con l’imputazione di violenza sessuale aggravata che era stata inizialmente ipotizzata.
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