Sei campi insicuri, calcio sconfitto Il grido dei club: «Così è la fine»

S’allunga la lista degli impianti della Marsica vietati al pubblico, contestati tempi e modalità d’intervento Todisco (segretaria San Benedetto-Venere): «La Federazione abruzzese dovrebbe intervenire»
SAN BENEDETTO DEI MARSI. La scure della prefettura continua ad abbattersi inesorabile sui campi di calcio della Marsica. Dopo Trasacco, Celano, Tagliacozzo e Luco, è toccato anche a San Benedetto e a Villa San Sebastiano. Le squadre di calcio di questi paesi le partire in casa devono giocarle o con un numero molto limitato di spettatori o a porte chiuse. Ciò finché gli impianti non verranno messi a norma.
Ovviamente la situazione da un impianto all’altro cambia. Alcuni presentano carenze alle quali si potrebbe avviare con poche spese, altri invece richiedono interventi ben più impegnativi. La chiusura a raffica degli stadi, come era prevedibile, ha creato nella Marsica forte malcontento. Le società di calcio interessante dal provvedimento – quasi tutte in Prima categoria, a eccezione dell’Angizia Luco in Promozione – concordano sulla necessità di adeguare gli impianti alle norme sulla sicurezza. Ma contestano tempi e modalità dei provvedimenti presi. «È assurdo che si adotti una misura così drastica quasi alla fine del campionato», si sfoga Noris Todisco, moglie di Beniamino Cerasani, presidente del San Benedetto-Venere, e segretaria della stessa società, «se c’era qualcosa che non andava perché non ce l’hanno detto prima? Il nostro campo dispone di due tribune, di tutti i servizi e anche di un defibrillatore. Necessita solo di un piano di emergenza. Ciò nonostante la partita di domani contro L’Aquila (oggi per chi legge, ndc) dovremo andare a giocarla al Barbati di Pescina».
Il campo sportivo di San Benedetto ha una storia gloriosa. Nato nel 1921, come simbolo della rinascita del paese (quello precedente venne distrutto dal terremo del 1915), è stato la culla di grandi giocatori, come Domenico Morfeo, Angelo Cerasani, Daniel Ciofani. «In queste condizioni», ammonisce la dirigente, «il destino del calcio nella Marsica è già segnato. I Comuni non hanno le risorse per aiutare le società ad ammodernare gli impianti sportivi. Pertanto deve essere la Federazione calcio abruzzese a prendere in mano la situazione. Diversamente sarà la fine. In paesi come San Benedetto, il calcio svolge anche una funzione sociale e di integrazione. La squadra degli Juniores è multietnica. Uno di questi ragazzi, originario del Gambia e arrivato in Italia col barcone, ha dimostrato subito di avere del talento. Si farà strada».
«La chiusura degli stadi è la fine del calcio locale», le fa eco Alvise Di Salvatore, presidente del Plus Ultra di Trasacco, «avevamo chiesto al Comune di darci la possibilità di usare il campo per gli allenamenti e di far frequentare agli oltre 80 ragazzi iscritti la Scuola calcio, togliendoli dalla strada. Per tutta risposta c’è stato ordinato di consegnare le chiavi entro mercoledì. Così perde lo sport».
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