Selex, il piano industriale prevede tredici esuberi

18 Giugno 2015

Fegatelli della Fiom: «Disattese tutte le aspettative sul fronte occupazionale e i nostri lavoratori sono pagati meno rispetto a quelli di altri siti produttivi»

L’AQUILA. Il nuovo piano industriale prevede 13 esuberi, su un totale di 141 dipendenti. E i lavoratori aquilani, a parità di professionalità, sono meno pagati rispetto a quelli di altri siti. Questo nonostante l’azienda abbia beneficiato di consistenti finanziamenti pubblici. Nel capoluogo abruzzese la Selex Es «ha deluso le aspettative», secondo la Fiom, pur essendo un centro di eccellenza nel campo avionico: lo stabilimento aquilano è storicamente all’avanguardia per i prodotti Iff e DataLink nel settore militare, ma negli ultimi due anni sta anche lavorando su una commessa per lo sviluppo di un nuovo trasponditore per il mercato civile, che presenta interessanti prospettive. Dopo il sisma, la Selex si era impegnata a realizzare un nuovo stabile, ma il progetto è rimasto al palo. E le ultime assunzioni risalgono ormai a dieci anni fa. «Che cosa ci si aspetta», chiede il segretario generale della Fiom Cgil Alfredo Fegatelli, «da una importante azienda che sul nostro territorio beneficia di finanziamenti di vario tipo? Ovviamente ci si aspetta uno sviluppo dell’occupazione e una crescita professionale del personale. In un quadro complessivo di finanziamenti tra quelli richiesti e quelli concessi che si aggira intorno ai 15 milioni di euro, sinora la Selex Es all’Aquila ha purtroppo deluso tutte le aspettative, basti pensare che le ultime assunzioni risalgono a circa 10 anni fa con ancora delle stabilizzazioni da effettuare e che il piano industriale 2013-2017 prevede nel sito aquilano13 esuberi, nonostante un carico di lavoro tale da richiedere prestazioni straordinarie». I 141 dipendenti sarebbero inoltre “mortificati” dal punto di vista dell’inquadramento e della retribuzione: «Benché il sito sia un centro di eccellenza da anni all’avanguardia nel campo avionico ed i lavoratori siano altamente qualificati», sottolinea Fegatelli, «vengono sistematicamente esclusi dai ruoli di responsabilità, prefigurando così una sorta di “cannibalizzazione” delle attività da parte di altri siti e una mortificazione dei lavoratori dell’Aquila, il cui inquadramento e la retribuzione, a parità di professionalità, risultano mediamente inferiore a quello degli altri territori». In sintesi, la Fiom ritiene che siano fermi aspetti cruciali, come l’aumento occupazionale, la nuova sede e la crescita professionale. Per questo, il sindacato e le Rsu credono che «sia giunto il momento di affrontare definitivamente questa situazione, per ridare dignità ai lavoratori. Diventa necessario e urgente un incontro con l’azienda e non è più rinviabile un confronto con la Regione e il Comune, per capire lo stato dell’arte e definire dei percorsi precisi, volti alla crescita occupazionale e alla realizzazione del nuovo stabilimento».

Romana Scopano

©RIPRODUZIONE RISERVATA