Sensori ottici e altre tecnologie: sul Velino ci si affida alla scienza

6 Febbraio 2021

Sperimentato dispositivo di 5 università per scansionare la vallata. E oggi arriva un super georadar Il questore: «Utilizziamo ogni strumento per riportarli a casa». Ma da domani c’è l’incognita maltempo

MASSA D’ALBE. Tecnologie innovative ma sperimentali per trovare i quattro escursionisti di Avezzano dispersi ormai da 14 giorni sul Monte Velino. L’allarme è stato lanciato domenica 24 febbraio, intorno alle 17, da Vincenzo Mella, maresciallo dei carabinieri e padre di Valeria, unica donna del gruppo. Insieme alle 25enne si cercano senza sosta il fidanzato Gianmarco Degni (26), il commerciante Tonino Durante (56), veterano del gruppo, e suo cugino Gian Mauro Frabotta (31). Tutti accomunati da una grande passione per l’escursionismo e l’alpinismo. Le ricerche si sono concentrate a Valle Mjelama, una spaccatura al centro del massiccio dove la domenica della segnalazione i soccorritori hanno seguito delle impronte interrotte da una grande valanga lunga 600 metri e larga 200. Ma non è l’unica slavina caduta, dentro la valle di dodici chilometri si sarebbero staccate almeno altre due valanghe.
SUPER GEORADAR. È un super georadar ad aprire questa mattina il quattordicesimo giorno di ricerche dei dispersi. Il dispositivo a impulsi elettromagnetici venuto da Roma è arrivato ieri pomeriggio al campo base di Forme, centro di coordinamento delle operazioni. Si tratta di un georadar molto potente in grado di scansionare il suolo anche fino a 12 metri di profondità. In questo caso la scansione sarà applicata allo strato di neve e ghiaccio nel tentativo di individuare il punto in cui la massa di neve ha travolto i quattro. Oltre alla vastità della porzione di montagna da ispezionare, una delle più grandi difficoltà resta proprio lo spessore della neve, stimato in alcuni punti tra i 9 e i 12 metri. Il super georadar verrà portato in quota con un elicottero, insieme a una motoslitta che lo trainerà sulla superficie della valanga, sotto gli occhi attenti di un esperto.
PICCOLO CINGOLATO. Per il momento resta congelato il trasporto del secondo gatto delle nevi. Tra le ipotesi allo studio si sta valutando di appaltare il trasporto del battipista a una società privata dopo il fallito tentativo di sabato scorso quando il pilota dell’Erickson è stato costretto a sganciare il mezzo da 450mila euro per motivi di sicurezza. Intanto, ieri al campo base di Forme è arrivato anche un piccolo mezzo cingolato dei vigili del fuoco che potrebbe raggiungere già oggi la zona di Valle Mjelama per la rimozione meccanica della neve. Una corsa contro il tempo per i soccorritori che da domani dovranno fare i conti, ancora una volta, con l’arrivo del maltempo.
SENSORI OTTICI. C’è attesa per i dati del telerilevamento aereo effettuato ieri con sensori iperspettrali ottici ad altissima risoluzione per l’individuazione di anomale stratificazioni. «Si tratta di un tentativo sperimentale mai provato prima sulla neve», spiega il questore dell’Aquila, Gennaro Capoluongo, che ha fortemente voluto l’innovativa tecnologia a Forme, «i sensori sono stati montati su un aereo della Guardia di finanza decollato da Preturo, mentre i dati saranno analizzati dal consorzio Benecon composto dalle Università della Campania Luigi Vanvitelli, Federico II di Napoli, Pegaso, di Salerno e del Sannio. Sicuramente avremo un rilevamento del territorio molto preciso e una conferma scientifica sulle valanghe, con la speranza di trovare ulteriori indicazioni utili alla ricerca. Stiamo utilizzando ogni strumento nelle nostre disponibilità per portare a casa i dispersi». Ci vorranno almeno 24 ore per l’elaborazione dei dati. La tecnologia sperimentale è stata già applicata con successo nella terra dei fuochi per individuare rifiuti interrati, in Albania per scoprire le piantagioni di cannabis e nella ricerca dei siti archeologici sommersi.
RICERCHE. «In quota si è alzata la temperatura e ci sono stati altri scarichi di neve sul versante sud», spiega Fabio Manzocchi, capo della stazione avezzanese del Cnsas, «oggi (ieri per chi legge, ndc) le ricerche hanno visto in campo 40 soccorritori impegnati su tre siti valanghivi. Anche domani (oggi per chi legge, ndc) si va avanti con la stessa forza umana secondo una tabella di marcia ben precisa». L’innalzamento delle temperature ha sicuramente creato delle condizioni sfavorevoli per l’incolumità dei soccorritori alle prese con lunghi giorni di ricerca tra le neve a quasi 2mila metri di quota.
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